Mirafiori

Mi par di capire che la proposta di base sia la seguente.
In Italia costa troppo fare auto, quindi bisogna fare in modo di ridurre il costo. Ora, se le condizioni di lavoro e retribuzione proposte sono adeguate, potrebbe non esserci nessun problema ad accettarle. Sarebbe una mossa simile a contratti di solidarietà e altro.

Scenario …
Bisogna aumentare la vendita di auto in Paesi in cui il costo attuale è ancora elevato. La soluzione è ripetere la proposta, in modo che i costi diminuiscano ancora. La Fiat cerca un posto in cui la manodopera costi meno e sposta tutto là, a meno che non si accettino nuove condizioni al ribasso. Inoltre l’azienda, in cambio di nuovi stabilimenti in un qualche Paese estero, può ottenere sostegni dal governo del luogo.
Addirittura scopro che dall’Italia sono dati contributi ad aziende che vogliano espandere la loro attività in altri Stati.
Si tende quindi a uniformare al minimo, in coerenza colla proposta originaria, il costo produttivo in ogni luogo. Finché ci sarà un Paese A in cui i costi sono maggiori che in B, si potrà sempre dire che quei costi sono eccessivi e che bisogna abbassarli, altrimenti la produzione sarà spostata nel Paese B. L’unica ragione per non avanzare quella proposta sarebbe che gli azionisti e amministratori Fiat si contentassero di guadagnare meno…

Ci sono molti posti con un costo del lavoro più basso che qui, e si può anche fare in modo che si abbassi per varie cause. Per esempio, quanto più è difficile in qualche Paese trovare lavoro, tanto più facile sarà la stipulazione di accordi lavorativi al ribasso. Le crisi economiche hanno il risultato di contribuire ad abbassare le aspettative dei lavoratori dipendenti.
Siccome le crisi sono determinate, ormai lo sappiamo, da speculazioni che non hanno nulla a che fare con le potenzialità produttive di un Paese, e siccome la speculazione non dorme, il meccanismo della crisi periodica è avviato a ciclo continuo.
Vediamo in questi giorni che ogni Stato europeo è a turno attaccato e abbattuto. Mi domando se non sia più che facile fare quel che si vuole di Paesi non legati all’Europa. In teoria l’Europa dovrebbe essere un salvagente per tutti i membri, i quali invece lasciano che ad una ad una le economie deboli siano inghiottite, salvo un ‘ohibò’ quando si tratta di aprire il portafogli per ripianare debiti contratti verso quegli stessi speculatori che causano la crisi.
Sono crisi economiche prodotte a tavolino, forse più facili in zone ricche di quattrini virtuali e meno in Paesi poveri. Beati loro, vien da dire, finché non ci si ricorda che presso di loro ci sono diversi altri sistemi per destabilizzare le cose.
Or dunque, la variabilità nelle condizioni locali del villaggio globale non favorisce i lavoratori dei Paesi di volta in volta meno svantaggiati. Ci sarà qualcuno che userà quest’argomentazione come prova che l’economia di mercato è veramente democratica.
Ma quando saremo pagati con un pugno di riso per quattordici ore di lavoro giornaliero, senza ferie né assicurazione, finiranno almeno le crisi economiche?

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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