La danza del leone

A quest’indirizzo è possibile acquistare il libro di un mio amico, Huu Le Van, intitolato “La danza del leone“. L’autore è professore di informatica all’università di Milano-Bicocca.

È “l’avventura di un ragazzo che, cresciuto su una sedia a rotelle in un paese martoriato dalla guerra, affronta le mille difficoltà che la vita riserva a un disabile…“.

Un linguaggio diretto, volto ai dettagli.

Luoghi che ho conosciuto, visti con altri occhi.

Una strada in salita, anzi una strada che non esisteva finché qualcuno non l’ha immaginata. Il racconto di un apripista del cui sforzo ho fruito anch’io. Ci voleva una persona simpatica e intelligente, come risulta evidente alla lettura.

Dall’asciutto resoconto (ché questo è, più che un’autobiografia) non si recuperano le note di colore, le curiosità, né più di un tanto le emozioni, ninnoli da offrire al lettore trasformandolo in qualcosa di simile all’inavvertito turista che per un luogo esotico possa effondere manifestazioni di stima, poco impegnative in quanto a termine: si torna a casa, si salgono le scale e si chiude la porta dietro a problemi appena intravisti.

Perché se un limite c’è, nel libro, è forse quello di essere rimasto in tema, paradossalmente; di raccontare i successi senza dilungarsi nel dipingere, ad uso di qualche turistica sensibilità, l’intero quadro delle difficoltà frustranti a carico di un invalido nell’Italia anni ’60-’70, anche a Milano. Che poi è l’unico significato possibile dell’altrimenti erronea espressione “portatore di handicap”.

Ci sono i nomi inventati, invece, non di turisti occasionali ma di compagni di viaggio che, per breve tratto o lunghi anni, hanno accompagnato quello del nostro eroe.

Il suo non è uno stile alla moda. Huu non ci dice dove l’abbia portato il cuore e non sapremo mai, non dal libro almeno, se qualcuno di quei nomi femminili identifichi più dell’occasione offertagli nel suo progresso, da ragazzino beneficato e rinchiuso nella sua difficoltà a esimio professore con libertà di movimento. Delle “mille difficoltà” citate in quarta di copertina è dato quasi solo spazio sullo sfondo, forse poco per chi certe difficoltà non ha sperimentato. Ben le conosco io, certe sere troppo presto concluse da orari vincolanti, mentre “fuori” c’era un mondo che assai più di me stava vivendo…

Il tema, secondo me, è proprio questo e il professor Le Van non ne esce: non aveva altra prospettiva che rientrare nell’angusto ruolo di un invalido in un Paese, il Vietnam, che gli avrebbe fatto gravare addosso, oltre ai suoi problemi, quelli di tutto un popolo sofferente. Ancora non sapeva che avrebbe ritrovato la famiglia altrove, in un luogo che forse tratta meglio chi viaggia su una carrozzina, ma nessuna storia è fatta di ipotesi alternative a quelle effettivamente realizzate. Huu, Penna Bianca, Paolo e molte altre persone del libro sono i casi concreti di chi ha costruito la Storia innestandovi storie nuove per tutti.

Abbiamo così la fine e la morale: possibilità insperate a disposizione di chi partiva svantaggiato. In realtà, da quando il beato don Carlo Gnocchi cominciò ad aiutare i “mutilatini”, bimbi vittime della guerra, poi quelli affetti da poliomielite e poi tanti altri, in tutti gli istituti sparsi in Italia, sono molti gli uomini e donne che grazie alla sua Fondazione Pro Juventute possono presentare un bilancio in attivo.

Le Van Huu (lo chiamavamo così, alla vietnamita, o solo Le Van perché il nome è più difficile da pronunciare) è uno di loro. Io sono un altro.

Un grazie a don Carlo, e un grazie a Le Van.

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Informazioni su ribaldi

Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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3 risposte a La danza del leone

  1. ribaldi ha detto:

    Aaaah, ma c’hai il chiodo fisso!
    Leggo dal dizionario etimologico Zanichelli
    Lat. bene, un avv. dipendente da bonus, ‘buono’, spesso unito, per rafforzarlo, ad altro elemento come nei segg. casi, ripresi anche in it.: benefacere, benefactore(m), beneficentia(m), beneficiariu(m), beneficiu(m), beneficu(m), tutti comp. di bene e facere (e der.) ‘fare’; …
    Come vedi, nessun riferimento a fichi o altri frutti…

    • maurizio era ha detto:

      allora visto che provochi nonostante tu non abbia affatto risposto alla mia semplice domanda ti voglio segnalare il fatto che non ho trovato il termine beneficato in giro ma beneficiato tu comprend mona amì? e in secondo luogo le femmine hanno il chiodo fisso, noi maschietti abbiamo la chioda fessa, ciao

  2. maurizio era ha detto:

    anch’io devo ringraziare il beato don Carlo Gnocchi, mi piace tutto ciò che hai messo in evidenza, ma mi lascia perplesso questo piccolo passaggio: da ragazzino beneficato (vuole essere allusivo? si insomma il bene (^__°) ficato)

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