Den blå engel

Io non aspetto di sapere dalla cronaca di cosa devo parlare. Per questo non smanio di dire la mia su argomenti che possono anche parere significativi, insieme a milioni di altre persone tutte convinte di dire qualcosa di fondamentale. Penso però che non ci siano voci abbastanza a condannare (sì: condannare!) l’irrazionalità nelle sue forme deteriori.
Perché c’è un uso “razionale” anche dell’irrazionalità: “semel in anno licet insanire“, dicevano i Romani. Alle volte, un atto irrazionale è la cosa più ragionevole che si possa fare, perché rimanere ingabbiati nei limiti angusti di quello che posso sapere o spiegare, questo sì è irrazionale.
Mi riferisco dunque a un fatto contemporaneo. Per la seconda volta in poco tempo ricevo un postel che allega l’immagine di blutinta, alimunita virtualdonna definita “Angelo Blu”. Il messaggio dice di mandarlo a 7 persone, che mi succederà qualcosa di speciale, che provare non mi costa nulla.
Ora, conosco diverse persone irrazionali; conosco anche giovincelli pronti a credere qualunque cosa purché suggestiva… d’altronde anch’io ho creduto a cose suggestive, e tuttora ne credo. Però bisognerebbe evitare di essere boccaloni e se proprio si ha voglia di farsi sentire da qualche amico sarebbe meglio una parola pensata con la propria testa che allegare una cazzata (sì: cazzata!) purchessia. Anche perché il ricevente potrebbe pensare: ma mi credi scemo?
Su questa pagina metto solo cose originali (vabbe’, più o meno); su facebook riduco al minimo i video altrui e se scrivo una frase meritevole di essere detta la scrivo per conto mio. Oltre alla mia vanità, il motivo è anche il rispetto per il mezzo (sì: bisognerebbe rispettare gli strumenti offerti dall’internet) e per gli interlocutori: io apro la mia pagina e mi tocca scorrere varie schermate di pupazzetti, canzoncine, frasi che di memorabile anno solo la melensaggine. E poi ce la prendiamo con lo spam! Allora oscuro i mittenti recidivi; vorrà dire che terremo altri contatti.
“Ne hanno parlato al TG1”, recita il messaggio. E allora? I poveretti presentatori sono costretti a raccontare scemenze per evitare di raccontare il vero.
Se si riceve un messaggio come quello che dico, che si fa? Intanto si va a vedere se in giro c’è un filmato del TG1 che parla di angeli blu (non trovato). Se si riceve un messaggio che cita una ditta, un fatto, che si fa? Si prendono contatti: passate tanto tempo in giro per la rete, fino al punto di essere arrivati fin qui; non potete passarne un po’ a cercare dati? Ho fatto così per messaggi che promettevano soldi per ogni invio, per quelli che proponevano transazioni convenientissime, che provocavano alla commozione per qualche caso umano inventato. Lo si faccia, orsù.
Ho già avuto modo di notare come di fronte a un pc scatti l’inibizione a pensare, come se la potenza del mezzo non richiedesse, semmai, un incremento di attenzione; è fatto noto che sull’internet si legge poco e per farsi prestare attenzione bisogna scrivere poco e usare altri sistemi comunicativi (giammai!). Evidentemente, stare nella propria stanzetta con un video davanti incoraggia il cazzeggiamento più che altre attività.

Non so che conclusione trarre. Ho toccato di getto parecchi argomenti per l’urgenza di sfogarmi (e scrivere qualcosa in questo blog che langue). In fondo, si trae conclusioni dall’argomentare mentre ho l’impressione di avere soltanto inanellato dichiarazioni, tanto contente di sé da non richiedere seguito.

Sempre per la serie: scrivete cose originali. Ho resistito finora al desiderio di riportare, qui o altrove, il testo di “Sound of Silence” di Simon & Garfunkel, ma ora ho l’occasione di metterci almeno una strofa da me riveduta per l’occasione.
…and the people bowed and prayed
to the pc god they made
and the mail flashed out its warning
in the spam that it was forming
and the mail said:
the words of the prophets are written
on the google searches
and new age churches
and whispered
by sad lone people
whose brain is in silence
Mi scuso con Paul Simon unicamente per il metro perduto nelle ultime due strofe.

Avrei potuto titolare in tedesco. L’avrebbe fatto chiunque avesse voluto citare un certo film in bianco e nero, giusto perché non mancasse una spruzzata da intellettuale. Io invece l’ho titolato in norvegese in omaggio a una vacanza ormai lontana e a un cartello visto dal pullman. Questo per dire di che pasta son fatto.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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Una risposta a Den blå engel

  1. giovanni ha detto:

    Finalmente trovo una persona che pensa come me e parla in mia vece.
    Grazie.

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