Oslo

Qualcuno ha parlato di matrice islamica, immediatamente, a proposito dell’attentato in Norvegia. Forse c’è stato chi ha tirato un sospiro di sollievo, scoprendo che non sono i “cattivi alla moda del momento” ad essere arrivati fin laggiù, come dire che non sono riusciti a scavalcare l’Europa intera e a penetrare in un luogo considerato tranquillo: “noi siamo in prima linea, abbiamo gli extracomunitari alle porte…” ma fin laggiù come fanno ad arrivare? Con quali barconi?
Invece no, non c’è nessuna testa fasciata a massacrare innocenti ma l’ennesima forma di demenza, caratteristica questa che unifica l’umanità intera.
Però non c’è da tirare nessun sospiro di sollievo, proprio perché i mostri “sono tra noi”, sono mimetizzati in mezzo agli esseri umani di cui condividono la forma, le usanze, perfino la biologia ma, evidentemente, non l’anima. È un’espressione paradossale; ovviamente non sto dicendo che non appartengono alla specie umana e non mi dissocio dalla loro pur depravata umanità perché tengo presente il famoso motto di Terenzio: “Homo sum, homini nihil a me alienum puto“. Non mi sento abbastanza al sicuro nelle mie abitudini, nelle mie convinzioni, perfino nella compagnia di persone pacifiche per negare parentele con una belva deficiente e autocompiaciuta. E non siamo al sicuro per il fatto di mangiare la polenta piuttosto che il couscous, o di portare la cravatta al posto della djallaba o del kimono o del gonnellino di paglia; nessuna identità culturale, etnica, folcloristica, vera o presunta, ci preserva dal male, esattamente come a nessuna di quelle identità si può attribuire a priori un male specifico.
Tanto per chiarire le cose non provo nessun desiderio, mascherato o latente o accennato, di compiere stragi purchessia, ma credo che le prevedibili molte espressioni di condanna avranno in comune, spesso, un tono di distacco antropologico che rischia di non permetterci di capire il fenomeno. Anni fa, un ragazzino indiano che abitava in una riserva e che per ragioni a me ignote era pure fanatico nazista, uccise parecchi suoi compagni di scuola prima di essere eliminato. La follia è dietro la porta.
Con ciò non intendo dire che non dobbiamo condannare. Molte sono le cose da condannare di quel gesto e molte da condannare sono le sue cause una delle quali, anche se lontanissima, è proprio la facilità con cui si giudicano e condannano i gesti altrui. Atto di per sé più che lecito, doveroso; ma come tutte le cose ragionevoli può essere usato anche da chi ragionevole non è.
Sembra proprio che non si possa trarre alcun bene da nessuna forma di estremismo.

Ora aspetto anche di sentirmi dire che certe mie opinioni sono “le stesse opinioni” di quell’esagitato assassino.
E arrivo così al punto per il quale mi sono messo a scrivere. Se l’assatanato esagino di cui sopra ha compiuto la strage IN QUANTO estremista che proclama una qualche forma di religione, non è la stessa cosa di uno che proclami una qualunque opinione al mondo E ANCHE abbia compiuto una strage. Non metto in relazione quanto compiuto dall’ubriaco che ancora ieri alla guida ha ammazzato un ciclista, con il fatto che magari tifi per una certa squadra sportiva, oppure che vada in chiesa tutte le domeniche o che bestemmi
“come un turco”. Quindi non ne traggo la conclusione che tifare per una certa squadra sportiva, andare in chiesa tutte le domeniche, bestemmiare abbondantemente, possano essere causa di ubriachezza omicida.
Ma se il bieco biondino ha fatto quello che ha fatto perché sostiene quello che sostiene, e se quello che sostiene si dà nome di “cattolico”, allora abbiamo un’assunzione di causa-effetto: esiste una qualche opinione che si dà nome di “cattolica” E CHE giustifica le stragi.
Si entra nel campo teologico, non nel senso di una teologia figlia della mistica ma di una teologia figlia della filosofia e della dogmatica. Io non so a quale Chiesa dica di appartenere il criminale, ma sono sicuro che ad ogni affermazione di rilevanza teologica possa, e in certa misura debba, corrispondere un pari pronunciamento di una Chiesa che Cattolica si chiama, non foss’altro che per definire la differenza tra questa Chiesa e un’altra, o un movimento, o un partito, che usi dello stesso materiale per giungere a conclusioni diverse.
Sto cioè dicendo, piuttosto semplicemente, che il tizio in questione dovrebbe essere scomunicato da chi di competenza, e le sue tesi condannate come “errori” (è un termine tecnico). Gesto che suonerà sicuramente fasullo a un sacco di persone, anzi attirerà più critica che approvazione. Gesto che non serve a me per convincermi che non devo andare in giro con un mitra. Gesto che però rappresenterebbe un’applicazione di quell’ammonimento: “che non ci sia tra voi nessun cuore perverso e senza fede” di qualcuno che di pastorale ne fece parecchia. Se non c’è lo Spirito ad avvertirci, come per Anania e Saffira, ci avvertano almeno le evidenze processuali!
D’altra parte, tra molti di coloro che questo gesto condannerebbero per una ragione qualsiasi ce ne sono tanti che invocano pari provvedimento per i mafiosi. E non sarebbe male dar loro soddisfazione anche lì.
Insomma, se i gesti, le opinioni, le aderenze connesse agli omicidi sono aberranti rispetto alla “vera fede”, che ci sia pronunciamento in merito. Non stiamo commentando soltanto un fatto di rilevanza politica o un fatto di cronaca.
Se poi anche la matrice estremistica religiosa cattolica dovesse rivelarsi una bufala, del ché non mi stupirei più di tanto, come non detto. Oppure verrò a sapere, ma certo la notizia non sarà ampiamente diffusa, che già erano stati fatti pronunciamenti su quella matrice.
In caso contrario, se cioè mancherà un’oggettiva dissociazione dai fatti, qualche altro esagitato che abbia scelto un diverso folclore per delirare potrebbe sentirsi autorizzato a sparare alla prima tonaca che vede in quanto “complice”.
Chiedo insomma di non essere solo a proclamare quel che ritengo verità e cioè che:

NON SONO CATTOLICI, NON SONO CRISTIANI, NON SONO DEI NOSTRI.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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