Omoche?

Vogliono fare una legge sull’omofobia che persegua chi picchia qualcuno perché omosessuale.
Dunque, se non c’è una legge che esplicitamente persegua chi picchia qualcuno per un determinato motivo, vuol dire allora che questi può farlo? Ovvero, ho il divieto di picchiare qualcuno solo se lo faccio per un motivo sanzionato da qualche legge? In tal caso, se picchio uno, mi basterà farlo gridando “dannato laziale”: se non c’è una legge contro la “laziofobia”, la faccio franca! (un caro saluto a tifosi laziali e romanisti).
Esiste forse una legge che vieti di picchiare qualcuno perché fidanzato con mia sorella? Se non c’è, lo picchio senza problemi.
O forse si devono applicare leggi che sanzionino le aggressioni, le violenze, i danni, indipendentemente dall’intenzione. È un principio giuridico generale: non importa l’intenzione ma l’atto. A questo principio si devono attenere leggi e sentenze, anche se spesso non si fa.

Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Lo sono quanto a diritti, doveri e garanzie. Una legge che tuteli una certa categoria di cittadini ha senso solo nel caso in cui si tratti di ripristinare uno squilibrio. Mi pare però che esistano leggi che già vietano di discriminare, per esempio sul lavoro, a causa di differenze di vario genere. Quale equilibrio ripristineremmo, condannando un atto di violenza in nome di una legge contro l’omofobia, anziché delle leggi che già ora vietano la violenza? Fare una legge che protegga gli omosessuali da atti comunque sanzionati è inutile. Altrimenti, ogni categoria umana potrebbe invocare una legge che la tuteli. Ci sono invalidi soggetti a maltrattamenti e discriminazioni: le leggi sul collocamento obbligatorio non sono mai state rispettate; ecco la fine che fa una legge di categoria se questa non è forte abbastanza. Visto che si parla più di omofobia che dell’indegna condizione di tanti invalidi (e parenti di invalidi) non ho dubbi sulle rispettive forze (1).

C’è anche un altro principio giuridico da tener presente: la generalità.
Le norme devono fare riferimento a casi generali: non c’è una legge per il caso in cui una operaia di Taormina litighi col farmacista e una per quando un salumiere di Rapallo discuta con un consigliere comunale.

E poi, so di gente che discrimina e maltratta qualcuno perché straniero o perché disabile, perché di un certo sesso o con certe opinioni. Bisognerebbe allora che gli esponenti delle varie parti lese si facessero promotori ciascuno di una proposta di legge che espliciti le sanzioni per il caso in cui la violenza abbia una motivazione di un certo tipo. Mi fa ridere l’idea che un magistrato debba consultare un prezziario per decidere quanto far pagare un atto illecito, a seconda delle categorie di appartenenza della vittima (2) dopo avere indagato debitamente sulle ragioni dell’aggressore, perché di questo passo mi aspetto anche di sentire una proposta di legge che distingua fra le diverse condizioni soggettive di chi compie un reato: non oso pensare a dove ci potrebbe condurre una campagna mediatica in tal senso.

Ma considerare che un atto di violenza possa avere aggravanti a causa di un pregiudizio, non basterebbe?
——
(1) Accenno appena alla mia convinzione che a certe associazioni facciano più comodo gli invalidi che non lavorano.
(2) Mi immagino un senegalese invalido e omosessuale, tifoso di una certa squadra e aderente a un certo partito, concordare coll’avvocato quale delle molte sfaccettature di una vita gli consenta l’indennizzo maggiore…

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