Armageddon

Una volta si poteva credere che in una guerra ci fossero “noi” contro “loro”, i “buoni” contro i “cattivi”, la “giusta causa” contro un “errore”. L’unico modo per distinguere gli uni dagli altri poteva essere il grado di immedesimazione, il legame di parentela, lingua, o al massimo la comune sottomissione ad uno stesso potentato; ma a tanto e non più sa arrivare il criterio umano che, sotto il paludamento di teorie d’ogni genere, tenta di coprire il vero motore della maggior parte degli atti. Così si è potuto credere che una guerra giusta fosse combattuta, guardando con animo differente le proprie e le altrui ferite.
Da tempo, però, c’è chi si è accorto della convenienza delle guerre, almeno quelle combattute da altri. I popoli sono la carne da cannone di cui ci si prende cura solo per trovare l’inganno adatto a farli agire. Non basta, a svegliarli, la constatazione che non sono l’esercito A e l’esercito B a darsi la morte: dalla fine delle guerre di trincea l’esercito A uccide il popolo B mentre l’esercito B uccide il popolo A, e non è che prima ci fosse sempre una gran differenza. Armate di bene addestrati professionisti si aggirano per il mondo, a nient’altro servendo che a giustificare spese immani. Truculenti e ciechi kamikaze colpiscono bersagli assolutamente non strategici, al solo scopo di portare distruzione senza un risultato positivo per la dichiarata causa. Si scelgono obiettivi inutili: Tripoli è stata bombardata senza che ciò portasse sollievo alle popolazioni che a loro volta erano bersaglio di attacchi a terra; ma già, con quello che ci costa addestrare e armare i soldati, non andremo mica a perderli in combattimento, e poi un funerale al mese è già troppo, altrimenti i telespettatori si assuefanno alle cerimonie e non si commuovono abbastanza. Alla Siria negheranno forse il commercio di fazzoletti e aspirina, televisori e biciclette, ma l’impegno sanzionatorio non arriverà mai al punto di bloccare l’afflusso di proiettili per i carri armati che invadono le città. Dissuaderebbero Enrico Toti dal famoso lancio della stampella, per poterla riciclare. Dall’altra parte, qualcuno fa finta di credere che i passeggeri di una metropolitana o i clienti di un mercato siano nemici pericolosi.
Un tempo chi investiva nella guerra rischiava la bancarotta, se un principe avesse deciso di non restituire il prestito ottenuto per farla, ma oggi si è stabilita una comunanza fra guerrafondai e guerrafinanzieri, questo rischio non si corre e la guerra è un affare ricompensato; qualora una delle parti, per esigenze di copione, fosse costretta a dichiararsi sconfitta, ci penseranno gli “aiuti internazionali” a coprire eventuali ammanchi di bilancio.

Ma non è nemmeno questo il punto che avevo in mente. È l’incarognirsi del male. Nella battaglia finale, quale esercito combatterà dalla parte giusta? Quando le religioni, la politica, le ideologie, le culture, le economie, vengono tutte pervertite al fine di una condizione di guerra permanente contro nemici inesistenti, quale opzione si presenta al povero umano per accertarsi di non essere solo una pedina di una partita altrui? Se le alte cariche sono appannaggio di sodali di qualche conventicola di parte, se a predicare nei dibattiti sono i difensori di un interesse…
Non sto dicendo che nessuno apra bocca per posizioni oneste, ma mi sembra che siano voci tenute in disparte, buone per tranquillizzare: se dalla parte A c’è una persona a dire cose di buon senso, qualcuno continuerà a starsene buono buono dalla parte A, benché i suoi maggiori esponenti siano complici del grande gioco; e poi sono economiche vittime per i malconsigliati violenti della parte B. Mi sembra che anche il dissenso sia inglobato nel sistema, senza però riuscire ad inocularvi anticorpi a sufficienza; i dissenzienti violenti fanno parte del gioco da tempo e non merita che se ne parli.
Il gioco del potere non ammette concorrenza e quindi si tende ad annettere ogni cosa.

A che serve la guerra, allora? A due cose. Una è mantenere lo stato di precarietà affinché non ci sia chi possa occuparsi di altre questioni: la paura non permette iniziativa, la mancanza di iniziativa impedisce il formarsi di altre forze. Inoltre una guerra prosciuga le risorse altrimenti a disposizione per interventi utili.
La seconda ragione è ben peggiore. La guerra provoca morte e distruzione. Non potendo contare su cause più o meno naturali, ecco un modo per trasformare il pianeta più bello dell’universo in una desolazione. Ma ancor peggio, una desolazione che si perpetua, un inferno in terra che duri quanto la specie umana; non ho dubbi che i produttori di una simile condizione saranno bravi nel proporre soluzioni che consentano alla condizione miserevole di riprodursi senza migliorare.
Insomma, un sistema da cui non si esce, ogni opzione monopolizzata, i poteri in salde mani, i profeti a fare vita breve.

Ci si potrebbe consolare che “di là non ci si porta nulla”. Chissà? Una simile insistenza può essere motivata solo da un affannato aldiqua? O non è che le legioni di complici prematuramente inviate all’Altrove stiano preparando il terreno da ormai diverse generazioni? Eserciti di soldatini obbedienti, belanti masse credulone, anime complici o solo tacite per convenienza, abituate a farsi mute o addirittura plaudenti per paura, estremismi politico-religiosi che fanno sentire gli affiliati tanto giusti da giustificare ogni atto; è enorme la folla in appoggio dei cattivi, si accresce continuamente. Quando uno dei capi arriva è accolto da un’ovazione, vogliamo scommettere?, mentre le anime delle vittime trovano ad attenderle i complici dei loro aguzzini, quelli che avevano martirizzato i loro predecessori.

Ho fatto un sogno e non m’è piaciuto. Nella piana di Armageddon s’erano radunati due eserciti ma portavano una medesima divisa; e mentre si perpetrava il massacro i generali ridevano e ridevano. Fiumi di fuoco e stelle cadenti si aggiungevano al disastro e chi scampava al fuoco era colpito da piaghe. Ma nessuno moriva, nessuno poteva più morire e continuava per l’eternità a perpetrare la violenza senz’altro fine che dare un inutile sfogo a tutti gli istinti umani, oramai senza alcun freno. Tutta l’umanità concorde a realizzare l’inferno che ha sempre sognato.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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