Petizioni avanti ma piano

Sono assolutamente favorevole alla riduzione dei benefici ai parlamentari, ma contrario alla riduzione dei parlamentari stessi, cosa che vede disponibili, non a caso, quasi tutti i partiti. Questo perché riduce la rappresentatività del Parlamento e aumenta il peso anche di un solo “peone”, con conseguente aumento dell’interesse a effettuare compra-vendite degli stessi. L’attività dei “pianisti” avrebbe maggiore impatto. La casta avrebbe meno difficoltà a radunare le fila.

Nel disgraziato ma plausibile caso in cui si effettuasse una riduzione di numero senza cospicua riduzione dei benefici non otterremmo che di rendere più ambiti i posti e più feroce la lotta per accaparrarseli.

Oggi sono un migliaio a rappresentare sessanta milioni di cittadini e già la proporzione è troppo alta. Ridurli senza modificare le leggi su coalizioni e sbarramenti impedirebbe la varietà della composizione che per me è invece un bene, nonostante tutto il piangere che fanno sulla frammentazione degli schieramenti.

Bisogna varare leggi che impediscano l’accesso a chi è accusato di reati, a chi ha già una qualsiasi altra carica pubblica in Italia o in Europa, a chi è sorpreso ad abusare dei pulsanti, oltre a analizzare per benino i regolamenti interni su votazioni e fiducie e reintrodurre (e per gli elettori: usare) le preferenze.
Poi bisognerebbe che gli italiani non sostenessero chi dimostra di essere un mafioso, ma è un altro discorso.

Stiamo attenti che l’indignazione non faccia “buttare il pupo con l’acqua del bagnetto”. Fuor di metafora: non è smantellando la democrazia che si rimedierà ai danni che le hanno fatto. L’indignazione deve essere quella di persone che credono nella democrazia, nelle elezioni, nella politica. Da quelli che dicono “sono tutti uguali” o “la politica è una cosa sporca” bisogna stare lontani.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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3 risposte a Petizioni avanti ma piano

  1. Pingback: Che paura… | riccardobaldinotti

  2. Marco - Firenze ha detto:

    Condivido l’opinione sul numero dei parlamentari, siamo in molti a pensarla così. Purtroppo è un ragionamento che presuppone un minimo di riflessione e cultura, questo lo rende estraneo alla maggioranza delle persone.
    Il discorso sui reati, che tanto successo ha fra grillini e IDV, invece non lo condivido. Se una persona è solo accusata deve ancora poter essere eletta. Ma mi spingo oltre, secondo me anche un colpevole deve poter essere eletto, se ha scontato la pena. Il filtro deve restare nelle mani del popolo, se il popolo vuole un mafioso in parlamento, così sia. Trovo molto ipocrita voler sembrare diversi da ciò che si è. Se un paese è moralmente corrotto, trovo del tutto coerente che il parlamento ne rispetti in modo adeguato tale condizione.
    Ovviamente l’elettore deve sapere chi sta votando, almeno per quanto riguarda i fatti acclarati (conoscere realmente un candidato è pura utopia). Qui entra in gioco l’importanza dell’informazione e della stampa, che in Italia sono spesso troppo timorose e subalterne al potere politico.
    Fermo restando che io voto una persona soprattutto perché mi fido della capacità selettiva che ha il mio partito, non certo con la presunzione di avere un profilo psicologico e culturale del soggetto.

    • In effetti avrei potuto scrivere non “accusato” ma “condannato”, però la dignità dovrebbe orientare in senso più stretto.
      Se un popolo vuole mafiosi al governo, allora non si merita un governo eletto, semplicemente: come dire che se istituisce una dittatura automaticamente smette di avere il diritto di voto. Chi si batte per la democrazia e la libertà si batte **contro** coloro che sostengono mafie e dittature, anche se fanno parte del “popolo”. Ci sono cose ammissibili e cose non ammissibili: mafie, dittature e fascismi non sono ammissibili. Questa non è un’incoerenza del pensiero liberale o democratico, ma una condizione per la loro realizzazione.
      Grazie per le considerazioni.

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