Der Kommissar

Non siamo commissariati da nessuno. Che il Presidente della Repubblica nomini Senatori a vita è previsto dalle nostre leggi. Che il Presidente del Consiglio dei Ministri sia scelto fra chiunque in Italia, è pure previsto. Così come è prevedibile che si faccia ministro qualcuno che ha esperienza in una certa materia.
Ma qui avrei la mia da dire. Uno dei nuovi ministri era Direttore Generale del ministero che va a ricoprire. Quindi le sue competenze tecniche erano già a disposizione di qualunque ministro si fosse trovato in quella carica. Mi sembra abbastanza evidente che, dato un orientamento di carattere politico, basato su scelte che tengono conto di elementi in prima istanza assolutamente estranei alla materia tecnica, sarà compito di qualche esperto del settore suggerire il come e il quando dell’applicazione pratica. È un po’ come se io andassi dal meccanico e potessi scegliere se farmi regolare l’auto per avere più spunto o per diminuire i consumi. Questa è assolutamente una scelta “politica” che prescinde dalle capacità tecniche mie (ministro) o di chi mi ha inviato dal meccanico (elettori).
In effetti i miei meccanici (i dipendenti del ministero) potrebbero essere bravissimi a regolarmi l’auto, ma non è detto che abbiano tutti il medesimo orientamento politico, né hanno l’obbligo di attenersi a principi derivanti non dalla loro tecnica, ma dalla volontà appunto politica che deve guidare le azioni.
Se il mio meccanico dicesse di non occuparmi di come regolerà la mia auto, perché poi la guiderà lui e la porterà dove dice, sarebbe come dire che a governare devono mettercisi gli impiegati dei vari ministeri il che, in quest’epoca di demonizzazione della Cosa Pubblica, appare improponibile. Inoltre sarebbe sicuramente contrario alla volontà degli elettori. Dall’aristocrazia all’oligarchia, dal liberalismo alla democrazia, per arrivare finalmente alla assunto-in-ministero-crazia: un gran bel passo avanti!
Va a disdoro della classe politica tutta che, per risolvere dei problemi tecnici, nessuno abbia saputo fare uso dei tecnici che già erano presenti e a disposizione, non solo nei ministeri ma nel Paese tutto.
D’altra parte (perché c’è sempre un’altra parte da considerare) non è assolutamente detto che un “tecnico” non possa essere anche un politico. Non dimentichiamo che la scelta di affrontare una crisi economica in un modo piuttosto che un altro è appunto una scelta politica. La scelta di non mandare a quel paese tutta la finanza con la sua nuvola di prodotti inventati, di non lasciare che chi fa speculazioni sballate fallisca, di concedere alla finanza, intesa in senso lato, di determinare, con i suoi indici e grafici e trend e finzioni varie, i destini di cose reali come l’industria, il commercio, il lavoro, è una scelta politica.
Come lo è l’avere lasciato alla finanza il controllo dei mercati, identificando questi con le speculazioni anziché con i prodotti. Oggigiorno può esserci penuria di un bene solo perché chi se lo è accaparrato decide di non venderlo; ci può essere variazione di prezzo solo perché qualcuno può modificarlo a piacimento. Può esserci un gran bisogno di una certa produzione, ma se i potenti decidono di ridurla perché non rende loro abbastanza, la richiesta non basterà a farla aumentare. Il denaro virtuale può decidere chi sarà povero, e per quale penuria lo diventerà.
Tutto questo ricade nelle conseguenze di una scelta politica, o meglio, una scelta di mancanza politica. Abbiamo semplicemente: connivenze da una parte e ignoranza dall’altra. Né a destra né a sinistra, oggigiorno, esiste un’ideologia a favore della rapina. Che si confonda questa con il libero mercato è ignoranza della destra; che non si sappia neppure proporre ad alto livello un’alternativa di controllo accettabile, è ignoranza della sinistra.
Il fatto è che un governo di tecnici deve comunque fare scelte politiche. Lo abbiamo già visto: introdurre una patrimoniale oppure no? Quindi, alla domanda se un governo di tecnici non solo funzioni, ma addirittura possa esistere, la mia risposta è un no deciso.

Dicevo che non siamo commissariati. Non ci ha commissariato l’Unione Europea, non ci hanno commissariato i tecnici né men che meno ci ha commissariato il mercato. Volesse il Cielo che, a commissariare il Parlamento, fosse stato il popolo! Di fatto, però, l’aria che si respira è di commissariamento: adesso fate i bravi, voialtri politicanti litigiosi, mentre noi ci mettiamo al lavoro.
Come dicevo, quelli lavoreranno se e come la politica concederà loro.
Quindi c’è questa ambiguità: esausti e incapaci, i politici danno mandato a qualcun altro per togliere dal fuoco almeno le castagne più bollenti, nel contempo continuano a fare quello per cui sono in Parlamento il che, a parte come lo fanno, è cosa buona e giusta. C’è solo il pericolo che per non scontentare i parlamentari questo governo finisca per dare qualche aggiustatina di scarso rilievo. Sarebbe del tutto in linea con la italica piccineria.

Visto come sono andate le cose, mi sembra che nessun rappresentante di partito possa fare la voce grossa su quel che bisogna fare e su come farlo. C’è una crisi della politica, del sistema parlamentare, della società, e queste crisi sono ben anteriori a quelle posticce della finanza. Mi piacerebbe che, per ogni argomento toccato, ci fosse almeno un partito capace di dire: “noi queste cose le avevamo proposte con tale disegno di legge”. Ma così non è, a parte scarne eccezioni. Il che non impedirà a tutti quanti di porre veti incrociati e lanciare proclami sul da farsi.

Ma poi vorrei tanto sapere quali mai provvedimenti si possano prendere per impedire che i forti patrimoni possano fare il bello e il cattivo tempo, a scapito di qualsiasi Paese salterà loro l’uzzolo di prender di mira. Nel momento stesso in cui uno Stato si mette in vendita, permettendo che il suo valore sia contrattato come fosse una cassetta d’arance, come le arance potrà vedersi svalutare ogni volta che farà comodo. Ora parlano di Eurobond, pratica maniera di potersi mangiare l’Europa con una sola manovra speculativa.
Prendere misure che “risanino i conti” non dal punto di vista della nazione, ma dal punto di vista di mercati non-personali, non-nazionali e, sicuramente, non-democratici, scontenterà sicuramente tutti, tranne gli schiavi prezzolati del mercato globale. Questi non hanno ideologia, non sono né di destra né di sinistra, non sono umani, infatti agli schiavi non era riconosciuta l’umanità né il diritto a un’opinione. Quelli di un tempo per volontà altrui, questi per volontà propria.

Insomma, esprimo la mia diffidenza per i risultati di questo e dei prossimi governi, finché si porranno obiettivi estranei alla ragione stessa della loro esistenza, quali governi intesi in senso moderno.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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