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Ogni volta che decido di scrivere qualcosa, sono tre le domande che mi pongo:
1-ma non avrei qualcosa di più utile da fare?
2-credi che le tue opinioni possano interessare qualcuno?
3-ma chi leggerà tutta quella roba?
Questo al di là di qualche attenzione a come scrivere. Sto provando a dare delle risposte.

1-ma non avrei qualcosa di più utile da fare?
Questa, in effetti, è la ragione per cui scrivo molto meno di quanto vorrei. In realtà, potrei anche argomentare che non ho alcunché di più utile che scrivere. Benché il mio sito non ospiti capolavori, ho trovato molto piacere scrivendo certi racconti; il blog risponde al desiderio di porre un luogo per dire la mia, dato che spesso la vita e le frequentazioni quotidiane non favoriscono l’espressione delle opinioni. Insomma, vedo questa mia attività come una di quelle necessarie a essere vivo. Ci sono però molte cose che devo fare (ripeto: devo) e queste vengono prima di quelle che mi piacciono.

Devo lavorare. Sarò dotato di scarsa fantasia, ma non ho trovato altro modo per pagarmi un affitto, comprarmi da mangiare, pagare la bolletta dell’ADSL… qualcuno magari queste cose le ottiene gratis, io no. Ho un lavoro che mi diverte, in un ambiente rilassato e amichevole; ho imparato delle cose, è una di quelle situazioni che mi impediscono di rinchiudermi nel guscio.

Devo dormire, nutrirmi, eccetera.

Devo fare cose per altre persone. Siccome non vivo in un’isola deserta, ma circondato di gente con necessità, desideri, suggerimenti, è inevitabile passare del tempo a fare qualcosa che sia utile.

Quindi: sì, avrei qualcos’altro da fare. Non so se più utile, spesso sì, ma una vita è fatta di molte cose o è meno vita, questo credo, e perciò cerco di riempirla anche di cose scritte che per me sono un elemento tutt’altro che secondario di una vita ragionevolmente piena, se non di consapevolezza, almeno di fatti.

2-credi che le tue opinioni possano interessare qualcuno?
Francamente, non me ne preoccupo molto. A me, come a chiunque, fa piacere se dico qualcosa e trovo accordo o un complimento, ma so bene che questo non è indice che la cosa detta abbia poi valore. Quindi se scrivo qualcosa è perché ritengo sia cosa che vada scritta, obbedisco alla necessità per cui certe cose vanno dette. L’impulso a scrivere non è un buon indicatore di quanto scritto; forse non lo è la soddisfazione immediata, e scrivere dovrebbe essere l’ultimo atto di un lavorìo che produce pensiero prima che parole. Io invece tendo a pensare col metodo della parola e scrivere per me è come parlare: mentre scrivo chiarisco a me stesso un’idea. Qualcuno potrà obiettare che il chiarimento è parziale… e si rischia di dire, o scrivere, tante cose a cui alla fine non si crede più. Come che sia, sento alle volte il bisogno di scrivere perché il significato di quello che provo si dispieghi, sento il bisogno di realizzare il mio pensiero in una maniera leggermente più tangibile che non rimuginare o parlottare tra me e me. Pensa che buffo: se stessi dicendo queste parole, anziché scriverle, sembrerei suonato, mentre scrivendo riesco a mantenere un contegno e paio perfino una persona seria!

Ma alla fine, poiché ritengo degne di interesse le cose che scrivo, non sia mai che ne privi i due esseri umani che le leggeranno.

Quindi. Non aspetto che un’opinione sia richiesta per sentire la voglia di esprimerla. Al limite si potrà criticare il mezzo usato, ma questa è un’altra storia.

3-ma chi leggerà tutta quella roba?
How users read on the web – They don’t“. Questo è l’eminente parere di un guru della rete, Jacob Nielsen. È vero, anch’io non leggo gran ché. C’è tanta mai roba sulla rete, che penso sempre di “dare una scorsa” per poi tornare sulle cose interessanti. Di fatto la scorsa si protrae al punto da diventare l’unica azione. Io non ero sistematico nemmeno con le letture cartacee, sono passato dal soffermarmi allo scorrere in cerca di chissà che, arrivando alla fine senza aver capito niente. Se poi si tratta di pagine come queste, senza un filo conduttore, è improbabile farsi un pubblico abituale come le pagine con argomenti specifici.

Quindi è così. Probabilmente tutto quello che scrivo non sarà letto.

-°0°-

Che faccio, dunque, non scrivo? Ma almeno per non avere la colpa del silenzio…

E perché scrivere è un pezzo di quell’essere me, che sento di non essere mai abbastanza; parte di quel tentativo di fare che quell’essere non sia inutilmente; impulso insopprimibile, benché per ciò sospetto, a dare un corpo, a trasmettere idee.

Pasturazione nel mare degli spiriti per far venire a galla qualche pesce.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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Una risposta a Articolo successivo

  1. Gloriana ha detto:

    POSSO DIRE CHE MI SENTO ONORATA DI ESSERE TUA AMICA? sono molto seria, non sto scherzando. Ciao. Gloriana

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