Che bello insegnare

Il bimbo doveva capire un problema di aritmetica. Era piuttosto scoraggiato. Abbiamo preso grammi, etti e chili e ci siamo esercitati, dopodiché il bimbo ha detto: “sono un genio!” Aveva appena capito quant’è gratificante capire.

“Capire” deriva da una parola che significa “contenere”. Al bimbo racconto che ha sulle spalle un sacco che si riempie ogni volta che impara qualcosa. Però è un sacco speciale: più lo riempi più diventa leggero, perché dentro ci sono tutte le cose che permettono di muoversi speditamente, fare meno fatica, acquisire capacità.
Il bimbo doveva fare un esercizio e io gli stavo spiegando le equivalenze. Mi dice: “Ma io devo fare il compito…”. Gli rispondo: “Se chiami l’elettricista per aggiustarti il lampadario, e lui arriva e dice che non può smontarlo perché gli manca il cacciavite, non lo mandi via? Allora prima procurati il cacciavite, poi potrai aggiustare il lampadario.” Quando ha capito come trasformare chili in grammi ha esultato, e quando ha visto che il problema si risolveva mettendo insieme pesi diversi, ha detto la frase scritta prima.
E ha commentato che il suo sacco si era riempito.
Ed è cresciuto di dieci centimetri.
E anche io.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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