Età adulta

Credo che ogni religione trarrebbe profitto dalle obiezioni di un ateo serio, tanto che mi dispiace non vederle avanzate da credenti (“credenti in che?”, bisognerebbe precisare). Al contempo, mi spiace che un ateo serio non sia credente perché con la sua impostazione sarebbe un credente altrettanto serio e sa il cielo se ce n’è bisogno.

Una delle obiezioni comuni alla fede in una o più divinità è che questa sarebbe frutto di un atteggiamento infantile che cerca qualche genitore a cui aggrappare le proprie insicurezze.
Ebbene, è vero che ci sono più modi sbagliati di riferirsi a una persona che persone a cui riferirsi. Però nessuno si sognerebbe di dire che non ci si deve fidanzare, avendo sperimentato che alcuni cercano una relazione per egoismo o insicurezza.

Non è nel segno di un sano spirito scientifico, siccome si conoscono esempi di devozione imperfetta (e mi si conceda l’eufemismo…), dedurre che la devozione è imperfetta sempre. È certo però che dobbiamo porre un limite alle cautele di Hume e, dopo avere trovato un numero **soddisfacentemente alto** di casi, fidarci dell’induzione. È perciò motivo di preoccupazione per ogni credente il fatto che una persona seria dica di avere trovato casi sufficienti di “devozione infantile”, a meno che tale dichiarazione non sia fatta a priori:
– si **crede** che una fede esista per motivi infantili;
– si vedono le fedi altrui;
– se ne dà per scontata la base infantile.
In effetti, non sta scritto da nessuna parte che un ateo debba per forza avere ragione…

Spronato così, ritengo sia utile porre delle domande non alla devozione, ma alla relazione in generale. In questo modo è sperabile che si incoraggi una crescita dell’umanità verso un’età adulta che sembra ancora lontana.
Il modo di rivolgersi a una divinità potrebbe essere eletto a paradigma del modo di rivolgersi in genere: alle persone, alle cose, agli avvenimenti. Anzi, interpretata così, una religione potrebbe essere utile pedagogicamente, o magari quello che impariamo su una relazione sarà applicabile alla fede.

Ma…
– Ci può essere relazione senza dipendenza? Senza essere condizionati dalla paura? Senza cercare una qualche utilità?
Se sì, a questo tipo di relazione devo fare riferimento per una relazione con la divinità.
– È possibile che una relazione possa andare esente da critiche perché sospetta di consolare un bisogno di dipendenza? O di nutrirsi di paura; o di suscitare paura? O di essere tenuta in vista di un vantaggio?
Ho paura di no e questo mi fa giudicare in modo limitante le obiezioni alla fede.

E chissà, forse pensare a quello che Kant ha scritto sull’atto morale potrebbe fare bene durante uno di quei momenti di verifica che una fede richiede.
ANCHE SE KANT ERA UN ILLUMINISTA e non un maestro di devozione.
(sarà contrario allo spirito di WordPress che io divaghi per dire che la filosofia, dopo Kant il diluvio? o lo sarà una frase enfaticamente sgrammaticata?)

Questi sono i pensieri sparsi di uno che non ha fatto molti sforzi per giungere a conclusioni, mi si perdoni dunque il tono a dir poco introduttivo.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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Una risposta a Età adulta

  1. emauri1958 ha detto:

    come prima di Kant esisteva qualcos’altro che ha portato a Kant stesso, cos dopo il diluvio c’ stato e ci sar qualcos’altro che nemmeno Kant si figurava

    Date: Fri, 14 Sep 2012 19:14:23 +0000 To: emauri@hotmail.it

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