Antipolitica

La parola “antipolitica” è il tormentone (scusate: UN tormentone) dei nostri telegiornali. Oltre ai giornalisti, la usano il Presidente della Repubblica e diversi esponenti di partiti. Immagino che ci si riferisca alle invettive di Grillo e ai vari Occupy Qualcosa.
Ebbene, non starò a farla tanto lunga: è antipolitica questa, o non piuttosto la spartizione dei poteri, la corruzione accettata e imposta, lo scandalo pubblico e privato?

Abbiamo detto che in fondo le abitudini del privato sono un fatto personale, e ci ritroviamo gente che per le proprie private abitudini lede il diritto altrui.
Abbiamo strizzato l’occhio a cattivi maestri d’ogni provenienza che incoraggiavano a sentirsi al di sopra di ogni legge e regola, e ora ne sperimentiamo alcune ovvie applicazioni.
Abbiamo creduto, giustamente, che “tutto è politica” e allora qualcuno crede di potersi limitare al proprio tran tran.
Abbiamo accusato lo Stato di ogni nefandezza e non si era lontani dalla verità: quanto lontano dai popoli chi comandava, re e principi e conducatori d’ogni genere! Ma uno Stato si prende con la politica; c’è chi favoleggia di rivoluzioni, ma alla fine sempre di un governo ci si deve occupare e questa sarà ancora una volta nient’altro che politica.

L’antipolitica è quella di chi non va a votare “tanto sono tutti uguali”, perché ignora, da ignorante, che c’è stato di peggio e ancora può esserci.
L’antipolitica e quella di chi si disinteressa del bene pubblico al punto di chiudere la porta di casa propria non appena possibile ignorando, da ignorante, che certe azioni passano dal buco di ogni serratura.
Quella di chi dice: “non mi fido”, “non sono affari miei”, quella di chi minimizza le difficoltà altrui e sopravvaluta le proprie.
È antipolitica non studiare (e qui direi doverosa un’autocritica); non sostenere alcuna attività sociale (e anche qui so di non potermi vantare gran ché); spandere il sospetto anziché incoraggiare, certo con una buona dose di sano scetticismo.

È anche antipolitica confondere contenitore e contenuto, mezzo e strumento: i partiti anziché il movimento di persone che li giustifica, il Parlamento colle sue procedure anziché la legge, la produzione legislativa anziché la legalità. E, perché no, le sentenze anziché il diritto, la sottigliezza argomentativa anziché l’equità.

Ora io chiedo: è meno politica l’invettiva a chi ruba, del malgoverno di chi ruba? Non è forse più politico il lavoro di chi coltiva terreni confiscati alla mafia, che l’inerzia e la connivenza con le mafie?

Infine, è antipolitica fare male la politica:

  • Disertare le Camere al punto che non si è trovato chi presiedesse un’assemblea;
  • Ignorare la materia su cui si legifera. Al proposito faccio presente che esisterebbero due strumenti preziosi: lo stesso partito di appartenenza, che dovrebbe avere esperti, e il personale degli Enti pubblici, persone che forse sanno di cosa si occupano;
  • Confondere interessi di parte (anche se è la parte “buona”) con l’interesse collettivo;
  • Fare discorsi pomposi; fare discorsi generici anziché con nomi e cognomi.

-°0°-

Il gruppo “Weiße Rose” (Rosa Bianca) era formato da studenti e professori dell’università di Monaco. Scrisse alcuni opuscoli che esortavano alla resistenza attiva al regime nazista. Diversi fra loro furono, com’era prevedibile, torturati e giustiziati.
Cito dalle loro pubblicazioni:

“…perché mediante la sua apatia ciascuno dà agli uomini malvagi l’opportunità di agire. Ognuno vuole sentirsi scagionato… ma non può esserlo: è colpevole, colpevole, colpevole”

.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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