Non di sola crisi…: cos’è (1/6)

Va bene, riconosciamo pure che c’è crisi. Non posso impedire che mi portino via i soldi: ora è diventato obbligatorio metterli in una banca, come se fossero le pensioni dei vecchietti a permettere chissà quali sotterfugi di evasione fiscale; così, ogni volta che qualcuno vorrà prendermi i soldi non avrà che da farseli dare. Nel contempo tengono a farci sapere che nessun redditometro sarà calcolato ai pensionati, cosicché qualcuno potrà continuare a farli intestatari di barche, palazzi e beni d’ogni genere. Quando poi ci diranno che il nostro denaro non vale più nulla, posto che ne abbiamo ancora, non avremo maniera alcuna di ridargli valore.
Non possiamo impedire neppure che ci portino via il lavoro: da tempo vediamo che avere un fatturato in crescita non evita la chiusura, per alchimie finanziarie che nulla hanno a che fare con l’economia reale. A Rapallo, per fare chiudere i negozi basta raddoppiare l’affitto, così possono aprire solo i mafiosi e i pescicani già grandi, due categorie che sanno bene come lucrare da finti fallimenti per pulire soldi sporchi o farsi diminuire le tasse.
Già, perché se io non arrivo alla fine del mese non devo far altro che digiunare; se un’azienda seria è stritolata, può sempre chiudere; se invece banche e multinazionali lamentano i guai prodotti da manager incapaci e strapagati, la soluzione è irrorare di milioni a volontà.
È questa la crisi, e nient’altro: eliminare ogni intermedio fra i potenti e i loro sottoposti, sì che non si riesca a mettere da parte due soldi e farsi venire la voglia di intraprendere attività indipendenti. Già molti negozi sono ridotti a terminali di imprese che forniscono ogni prodotto e servizio, e sono loro a scegliere quali, come se il negozio fosse loro ma con i rischi a carico del negoziante.

È sicuro che questa situazione non sarà cambiata dai presenti governi e organizzazioni finanziarie.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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