Non di sola crisi…: come (2/6)

Che cosa si può cambiare, dal basso?

Hanno aperto a Modena un supermercato che per la spesa non richiede denaro, ma la collaborazione dei clienti. Ci sono economisti che propongono altri modi di definire la ricchezza e il valore delle cose, il positivo e il passivo di un bilancio, e il successo di un’attività. Molte persone stanno abituandosi, volenti o nolenti, all’idea che certi beni di consumo debbano durare più del tempo di una moda.
Ecco, è dei volenti che mi interessa parlare. Di quelli che ritengono ridicolo giudicare che in un Paese si debba produrre ogni anno di più, indipendentemente dal fatto che la popolazione sia aumentata o meno; che ritengono raggiunta e superata la quantità di prodotti (e non chiamiamoli “beni”) che è ragionevole utilizzare.
Così, se qualcuno avesse abbastanza forza da imporre un modo diverso di fare bilanci, già molte cause di crisi svanirebbero come la nebbia ad agosto.

Sì, non è possibile continuare ad aumentare il PIL e i bilanci, a meno che non si voglia destinare a maggese, a rotazione, un mercato saturo, poniamo l’Europa, per guadagnare dalla fertilità nuova di, tanto per dire, India e Cina. Dopo alcune generazioni di polli da spennare, saranno pronti il Sud America e l’Africa per altri miracoli economici che nulla avranno di miracoloso. Proprio quello che sta accadendo, e quando il villaggio sarà diventato abbastanza globale da non permettere simili grossolane divisioni, gli alchimisti avranno escogitato nuovi metodi per lo sfruttamento: se tali lambiccamenti tardassero, sarebbero loro comunque i malefattori e beneficiari.
Per i popoli, che a volermi sfrondare da riferimenti politici potrei chiamare “la gente”, l’unica speranza è in qualcuno che inventi un’economia diversa. Ma molto più diversa dall’attuale di quanto lo fosse il feudalesimo dall’economia di mercato.

E io, ignorante quanto sono e incapace di escogitare, come mi metto?

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