Non di sola crisi…: quanto (4/6)

Come si fa a produrre meno, a consumare meno, senza ridurre tutti in mutande? Perché quello che non è prodotto rappresenta ore di lavoro in meno che non saranno pagate; quello che non è comprato è soldi in meno per pagare qualcuno.
Ebbene, questo è giusto il problema da risolvere definendo un’economia che preveda meno consumi ma non, contemporaneamente, meno guadagni per tutti. Come dire che, lavorando dieci ore la settimana, si potesse ottenere di che crescere tre figli. Certo, molto aiuterebbe accontentandosi di pane e burro anziché delle merendine pubblicizzate, di un libro al posto di un iGiocattolo nuovo, di un Monopoli in quattro in luogo di un altro iQualcosa per ciattare con gli altri tre. Difficile, e comunque non basterebbe.
Tanto per cominciare sarebbe d’aiuto che un iNutile costasse quanto un mese di alimenti, anziché quattro barrette di cioccolato di cui la metà composto da fibre di scarto in omaggio alla volontà di qualche commissione europea (…ma qui sto divagando con le polemiche…). Aggiungendo anche la mia perplessità per il fatto che altre iDiozie possano costare quanto alcuni stipendi da fame e comunque andare a ruba, ma forse qui il concetto di cultura c’entra un pochino (e mi avvicino alla meta…).
Ebbene, se la quantità di beni prodotti a buon mercato non basta a darne a tutti, bisogna ripensare il modo di distribuire utilmente. Dico utilmente: bisogna che se io decido di produrre, da qualche parte mi giunga risposta alla domanda “Chi me lo fa fare?”.
L’idea che tale iniziativa possa spettare solo a un governo mi pare tanto ingenua da non potersi prendere in considerazione.
Bisogna anche domandarsi se, alla fine, valesse la pena di ottenere una simile facilità produttiva che, se da una parte ha prodotto un numero di obesi inimmaginabile prima della Rivoluzione Industriale, e la possibilità per uno, altrimenti proletario, di esprimere opinioni di alta economia (eh eh…); dall’altra consente la contraffazione fin troppo facile e diffusa di prodotti, alimentari e non, allo scopo di ridurre al massimo la spesa di produzione fermo lasciando il guadagno: i prodotti usa-e-getta, infatti, convengono perché è più facile produrne con le macchine.

Mi sembra poi che l’accentramento della produzione, possibile grazie alla tecnologia, favorisca la grande economia. In questo modo l’economia diventa asfittica, insieme alla produzione si accentra il potere, le persone si abituano all’idea che il loro posto sia quello di consumatori/dipendenti e che la concorrenza sia cosa che riguarda i tre o quattro potentati che concedono (se ne hanno voglia) gli stipendi che poi dobbiamo render loro per merci sempre più care.
Lo aveva capito Gandhi, che si fece ritrarre mentre filava la lana per denunciare lo strapotere tecnico e finanziario delle aziende tessili britanniche che danneggiavano l’economia dell’India.

Riassunto: accentrare la produzione equivale ad accentrare il potere.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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