Non di sola crisi…: sorridere (6/6)

Allora, chiudiamola qui (in parte…).
Volere. Noi però non siamo come il signor Spock, capace di volere senza essere coinvolto emotivamente; se scelgo la vita o la morte, se rido o piango, molto dipende dai fatti e altrettanto dipende da me. Dipende da come mi sento e da come mi fanno sentire le cose. Ma deve dipendere principalmente da come scelgo di sentirmi.
La scelta di non frodare, di non colpire, di aiutare, sono possibili con una partecipazione completa dell’essere e non c’è una parte (mente, cuore, budella) che possa vantare il primato nelle nostre azioni.
Accanto a forme di economia dal basso, di gestione condivisa delle risorse, bisogna incoraggiare una partecipazione umana alle rispettive vicende. Altrimenti finiremmo per avere tante piccole ingiustizie locali in vece di grandi ingiustizie globali.
Bisogna che sia diverso io, che non attenda il permesso dei fatti. Se voglio che le cose siano belle, devo essere altrettanto “bello”. E se voglio che il mondo mi sorrida, devo innanzitutto sorridermi.
O vogliamo che oltre ai soldi possano rubarci il sorriso? O crediamo che si possa sorridere solo in proporzione ai soldi posseduti? È forse il denaro, liquido, contabile, virtuale, la misura del valore umano? Per qualcuno è così e si vede dove ci conduce.
Non è l’intelligenza, questa qualità così sfuggente che si vede in sé in misura opposta alla sua presenza, e negli altri in proporzione all’attenzione posta.
Non è la bontà, troppo simile a cose che non sono doti e non producono risultati buoni.
E allora sospendo il giudizio e sorrido agli umani. A umani che non siano naturali concorrenti: non dobbiamo attendere alcun Leviatano, per costringerci a rimettere la spada nel fodero. A umani che devono sapersi giusti a priori, senza il beneplacito di alcun potentato con diritto di veto sulle loro vite.
Lascia che siano gli operatori di borsa a tenere il muso, che i grandi ti ringhino addosso fingendo di ringhiarsi l’un l’altro.
Ma se un essere umano è più dei suoi geni, più di un pugno di sostanze chimiche, anche più di un animale abile, allora lo dobbiamo sentire forte, il bisogno di comunicare; e dobbiamo quindi sentire il bisogno di aver da comunicare cose di qualità. Imparando.
Ma soprattutto non ci si deve lasciar portare via l’umanità, che non dipende che in parte dal benessere fisico, e in una misura ben minore di quanto si tema.
Anche molti animali piangono, solo un umano è capace di ridere.

(a costo di passare per l’ennesimo sciacallo: http://www.youtube.com/watch?v=EMT7-W1OVX4)

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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