Per un’altra economia 1/3

A Rapallo ha chiuso un negozio di frutta e verdura e altro.
A me dispiace sempre quando vedo chiudere un negozio. Penso al negozio di elettrodomestici che il mio pa, e poi la mia ma, tennero a lungo e al pa che a molti anni di distanza raccontava l’incubo delle cambiali.
E io che mi scoprii, in tenera età, incapace di pregare perché qualcuno comprasse.

A parte le rimembranze onanistiche, la chiusura di un negozio mi preoccupa perché sempre più potere finisce nelle mani di una grande distribuzione che sarà anche conveniente, ma viene da chiedere: a scapito di chi?

Hanno chiuso un negozio, dopo avere chiuso la piccola succursale, e alla fine non è che i rapallesi mancheranno di generi alimentari.
Il problema sono tre dipendenti  a spasso, due che ancora cercano lavoro.

Ora, chi ha chiuso ha lavorato duramente, non ha certo lesinato energie per dare un buon prodotto e il discorso se era caro o meno, o cose del genere, ha poca importanza. Qui non intendo parlare di surplus o dare altri discorsi prefabbricati, ma lanciare un’idea.
Perché mai la chiusura di un negozio rimane senza lasciti? Non è innaturale? In natura la fine rappresenta un ghiotto banchetto per l’ecosistema circostante ma un’entità commerciale non è ancora così “secondo natura” come alcuni dicono.

Avranno avuto scorte, avranno atteso la scadenza della locazione, avranno pagato liquidazioni. Quanto costa, chiudere un’attività fiorente?
Secondo me, costa meno che organizzare il suo trasferimento, almeno dal punto di vista sociale.
Dal punto di vista sociale, una grande azienda, con pochi dipendenti, che offre prodotti economici a tutti, serve a poco, se i tutti non hanno comunque di che pagare; meglio tanti piccoli lavori con ciascuno dei quali ognuno viva.
Ma la grande distribuzione, finora, conveniva perché chi non lavorava in quel commercio aveva altri lavori; si produceva una quantità di merci che andavano al mercato interno e in giro pel mondo. C’è però un limite alla quantità di merci che si possono vendere: come convincere qualcuno a comprare più cibo, più dispositivi, più case, più abiti, da un anno all’altro?

È l’ora di fare due conti diversi.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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