“Caro Francesco…”

Da un po’ di tempo al Papa scrivono tutti, di solito per comunicare le loro difficoltà, per chiedere conforto; ultimamente anche per esporre i problemi di carattere sociale. Di certo Francesco I saprà trasmettere fiducia, ma mi domando…

Questa cosa di rivolgersi al Papa, e un Papa mica da niente, mi piace, ma sembra che ci sia uno scivolamento verso argomenti sempre più vari e questo è naturale, essendo lo spirito umano fatto di molte cose, sembra però che Francesco sia rimasto in Italia l’unico a cui ci si possa rivolgere per sentire proclamati diritti e bisogni; triste, direi. Ora si sta passando da richieste di conforto per la propria sofferenza, a quelle di sostegno a lotte per il lavoro o la sanità (come qui).

Se il suo esempio attecchisse, con preti chiamati ovunque a sostenere il bisogno di giustizia, sarebbe una grossa sconfitta per la società civile. Abbiamo Vigili e Carabinieri, Asl e Camere di Commercio, Sindacati e Associazioni d’ogni genere; abbiamo una bella Costituzione, un Parlamento, strutture amministrative pubbliche, una magistratura, scuole e ospedali… tutto ciò sembra inadeguato a garantire giustizia e benessere; com’è possibile? E il bisogno di chiedere conforto e assistenza a qualcun altro va di pari passo con l’abitudine radicata di cercare scorciatoie per il lavoro, la burocrazia, la salute, abitudine giustificata dalla perdurante latitanza di chi dovrebbe fare ma non fa, o fa male.
Non è cioè realizzata la condizione fondamentale della democrazia, che tutte quelle entità non siano “loro” ma diventino “noi” e questo fa sì che rimaniamo in una condizione di ostilità verso chi, diventato uno di “loro”, approfitta di un vantaggio per farsi i fatti propri anziché i nostri, a favorire sé, i parenti o i complici.

Nel Medioevo fu quasi inevitabile l’avvento di una classe politica proveniente dall’unica istituzione che manteneva in vita una qualche forma di cultura, l’alternativa essendo l’ordinario dominio delle armi anche se dal punto di vista del popolino si faceva un po’ fatica a capire la differenza, ma oggi il fatto che ci si debba daccapo rimboccare le maniche per affermare nei fatti le cose che a parole affermano tutti, mi suona come un fallimento nella Storia degli umani.
Il pericolo insomma è che questa voce, che si leva giustamente, non produca l’effetto di richiamare la società ai suoi valori, ma favorisca l’istituzione di un nuovo tutore a un popolo incapace di reggersi da sé.
Se questo impegno non andrà oltre il ruolo di pompiere dell’emergenza sociale, senza compiere modifiche della “struttura di peccato” che genera l’emergenza, allora non avremo altro che un nuovo aspetto di quella carità cristiana che in duemila anni ha fatto tanto bene senza però impedire che tanto male reggesse il mondo. Può darsi, chissà, che questo sia uno dei significati di una frase assai problematica del Vangelo: “I poveri li avrete sempre con voi” (Mt 26.11, Mc 14.7, Gv 12.8), il fatto cioè che a “remare contro l’umanità” ci sarà sempre abbastanza gente; d’altronde, se per costruire un muro ci vogliono dieci persone, ne basta una a farlo crollare (trovo interessante questo).
Se invece non di un patronato si tratterà, ma di una effettiva presa in carico della questione sociale, assisteremo all’avvento di un nuovo governo confessionale ma questo, e sia chiaro che sono un cattolico praticante, non mi sembrerebbe un bene, dal momento che prendo molto sul serio l’esempio degli Apostoli: “Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, …” (At 6.2-3). Col rischio che la parola finisca coll’essere trascurata per fini ancora più mondani di una mensa per le vedove!

In tempi di vacche grasse la religione sembra meno necessaria e questo può essere un male, ma io non vedo con piacere un riempimento delle chiese motivato dalla fame.

 

Annunci

Informazioni su ribaldi

Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
Questa voce è stata pubblicata in Cogitazioni e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “Caro Francesco…”

  1. emauri1958 ha detto:

    Ciao Riccardo, non ricordo dove, ma da qualche parte nel web, ho letto una serie di pensieri, inerenti ad un discorso sulla libert, e mi rimasto impresso uno di questi, che riassumendo con parole mie diceva “la religione che ci fanno indossare quando siamo piccoli paragonabile ad un vestito che crescendo ci diverr stretto e alla fine si strapper da s”, ecco, tutto qua, ciao bello

    p.s. ma dimmi un po’ dov’ che hai visto ste vacche grasse? che le voglio vedere pure io…

    Date: Sat, 28 Sep 2013 19:46:51 +0000 To: emauri@hotmail.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...