Il corpo umano

Ieri stavo facendo chissà che, quando la Terra è sobbalzata su una di quelle increspature spazio-temporali che il Grande Stiratore ha sapientemente sparso per confonderci nella nostra idea di perfezione.
Da un canale televisivo sono uscite immagini vecchie di decenni e non per celebrare qualcuno dei banali ma duri a morire eroi della tv spazzatura, ma per un personaggio che ha fatto di tutto per celebrare il sapere: Isaac Asimov.
Mi sono saltate addosso fotografie che dal 1992 erano sparite dalla circolazione, copertine di libri che ricordavo da una vita precedente…
Asimov spiegava bene; per uno come il sottoscritto anni fa, desideroso di informazioni che allargassero il suo orizzonte, era quasi indifferente che il libro raccontasse le ipotetiche vicende di robot un po’ troppo complicati o le fasi del progresso scientifico in qualche ramo, l’importante era spostare in là i confini, o anche solo immaginare confini più ampi.
Io non so cosa spingesse Asimov, dubito di capire pienamente ciò che spingeva me, ma mi è sempre piaciuto farmi raccontare cose: sto fra persone istruite come un pupo in braccio alla mamma…
Il ruolo di quel benemerito, nel corpo dell’umanità, era un po’ quello della digestione:
“Insieme dei processi per mezzo dei quali i cibi che sono introdotti nell’organismo vengono modificati e ridotti a composti semplici, solubili oppure solubilizzabili in acqua, atti a essere assorbiti e assimilati”. (http://www.corriere.it/salute/dizionario/digestione/index.shtml)
Attraverso il suo lavoro, celluline incapaci come il sottoscritto venivano nutrite con composti ad esse accessibili, anziché indigesti mattoni che richiedono anni di allenamento per essere assimilati. Le celluline, poi, possono proseguire il processo digestivo, estraendo dal composto alcuni elementi che risultano accessibili ad altre parti del corpo.

Io dico sempre: “Non mi confeziono le camicie, non mi sono costruito la casa, la carrozzina, il computer. Non ho prodotto lo shampoo e il sapone, non pedalo per caricare, mediante una dinamo, accumulatori che forniscano energia elettrica al mio appartamento. Perché dovrei cucinare?” Tutto quello che mi serve, in prodotti e servizi, dovrebbe arrivarmi a compenso del lavoro che faccio, un piccolo lavoro in una grande organizzazione. Se non intendiamo il lavoro in questo senso, perdiamo coscienza del suo valore e dell’art. 1 della Costituzione. Infatti, il lavoro inteso come contributo ai propri simili scardina ambizione, disonestà, un concetto negativo di concorrenza, che sarebbe invece riportata al senso di afflusso, partecipazione, come la intendevano i primi ingenui liberisti, i quali sostenevano che essa avrebbe migliorato il mercato, e non nel senso di “pesce grosso mangia pesce piccolo”.
È impossibile realizzare una società complessa come la nostra pretendendo di fare tutto da sé, anche purgandola dei (molti) aspetti inutili o dannosi. Per avere un’enciclopedia in rete costantemente aggiornata, per andare su Marte, per produrre ausili cibernetici che superino le disabilità…

Così, sono contento che nel corpo umano siano diffusi organuli che provvedono, per passione o filantropia, utile nutrimento cognitivo alle altre parti fra le quali sono io, che ho sentito il peso di una sfibrante fame intellettuale quando, per poche occasioni e poca fantasia, non trovavo di che nutrirmi da me. Sono grato a Isaac Asimov e naturalmente ai traduttori di alcuni suoi libri, altro elemento della catena alimentare globale.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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4 risposte a Il corpo umano

  1. Lucia Longhi ha detto:

    Caro Riccardo,

    per me un piacere leggerti, sei simil Buzzati, non cos amaro per, anzi al fondo, sempre anche gioioso.

    Tante grazie e un abbraccio amicale, in attesa di rileggerti.

    Mirna

    (uso la mail della mia ammica)

  2. emauri1958 ha detto:

    Ciao Riccarduccio cuor di beone, bello questo articolo ho molto aprezzato la sintesi diretta a fer comprendere l’enorme contributo dato da Isaac all’umanit intera, prima o poi mi metter a leggere i suoi libri, penso pi poi che prima, magari quando andr in pensione, in ogni caso tu resti il mio enzima preferito per poter assimilare quanto succede dentro e fuori di noi. Ciao e continua a cogitare a lungo, tuo affezionato Mauri

    Date: Wed, 23 Oct 2013 19:16:43 +0000 To: emauri@hotmail.it

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