De-cassintegrarsi

Oggi un telegiornale diceva che la Regione Lombardia ha deciso la proroga della cassa integrazione. Buona notizia per tutti quelli che altrimenti non avrebbero avuto i pur pochi soldini.

Più tardi, un altro telegiornale raccontava che il papa Alessandro VII, in rottura con la pratica delle elemosine, decise di spendere i soldi per far lavorare gli operai alla costruzione del colonnato di San Pietro.

Al di là delle precisazioni storiche…
Ma non ci sono molti lavori pubblici che aspettano di essere fatti? Ora senti un po’ la mia idea. Uno Stato che imprende le sue proprie cose non è scandaloso né per la destra né per la sinistra, credo. Così, che lo Stato si guardi intorno e veda cosa manca delle tante cose che ci sono da fare, mi sembra un’immagine ragionevole. Ebbene, si assume a progetto la persona da cassintegrare e questa per un periodo definito smette di essere un ‘peso’ per l’azienda che non riesce a pagarla e non lo diventa per la collettività che giustamente si incarica di farlo al posto di quella. Sarebbe forse il primo caso in cui tutto il blabla su mobilità e adattabilità della forza lavoro troverebbe consistenza e credibilità.

Lo so, sarebbe complicato mettere insieme la disponibilità di lavoro con i lavori da fare, eseguire il pur minimo addestramento necessario; poi si dovrebbe monitorare il progresso dei lavori, bisognerebbe rilevare l’effettivo lavoro svolto per pagarlo. Insomma, un ginepraio a cui gli enti pubblici non sfuggono abitualmente e da cui sembrano incapaci di uscire anche nell’ordinarietà.
Alla faccia di chi crede che sia un lavoro di tutto riposo.

I vantaggi sarebbero immensi. Lo Stato sarebbe costretto a dare conto di quello che vuol fare e come pensi di farlo; le persone non subirebbero il peso di una condizione non facile; si renderebbe valore al lavoro fatto per la collettività; si eviterebbe che la cassa fosse usata con troppa leggerezza. In particolare, non si potrebbe tenere in sospeso la forza lavoro, prendendosene carico solo quando fa comodo e abbandonandola alla pubblica beneficienza se non serve.

Sì, sono un convinto sostenitore del ruolo indispensabile dello Stato, inteso come macchina per occuparsi di tutto ciò che i privati egoismi tralasciano. Sono convinto che uno Stato retto abbia sulla società il ruolo che ha il Mediterraneo nel mantenimento di un clima temperato sulle coste.

Sono convinto che a fare del bene debba essere in primo luogo una macchina pubblica a questo incaricata, una macchina non appiattita sulla beneficienza ma che faccia cose nuove per dare finalmente risposta a problemi vecchi.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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