Senza un mandato

A me non è mai capitato di vedere roveti ardenti, nessuna voce ha chiamato il mio nome nella notte e non sono ancora stato sbalzato da cavallo, mentre qualcunu mi esortava a cambiare vita.
Se dunque diffondessi un messaggio senza averne avuto mandato, sarei come i falsi profeti che le Scritture condannano, perché vanno dietro alle loro ispirazioni spacciandole per divine. Ora, chiamare divino ciò che è mio equivale a farsi dei, il più grave dei peccati.
Anche per questo stento a farmi portavoce di quel che credo, non ritenendo bastante l’insieme di conti che mi tornano, sottilmente oltre ogni capacità di dire, nell’insieme di proposizioni che vanno sotto il nome di Cristianesimo.
Troppe anche sono le obiezioni, che ben conosco prima che altrei possa pormele a tentativo di confutazione della mia fede.

Così, non posso mettermi a fare il portavoce di chi non mi ha mandato, né posso convincere mediante un inappuntabile ragionamento.

Posso però dire che qualche idea mi piace, tanto da volerla proporre anche se non fosse divina: prendi tutta la cavolo di divinità che riesci a concepire e, ben sapendo che per essertene fatto un’immagine sei già idolatra e peccatore, fanne scempio da mangiare per chiunque, anche se ti sta antipatico. Accogli, almeno come progetto, l’idea di devolverti in questo modo; anche se non fosse il tuo Dio a ordinarlo, sia la tua umanità a fartelo piacere. Accetta che qualche anticu scritturu abbia capito abbastanza, nel limite delle sue conformazioni concettuali, da avere sparso un tentativo di verità in ciò che ha scritto; nel tentativo di trovarla, meditane spesso le parole alla ricerca del significato. Accogli in te il massimo di grandezza che riesci a concepire… supponiamo, per cominciare: l’universo con la sua incredibile complicazione; la profondità dell’animo umano con la sua insondabilità(1)… e, sentendo l’incapacità a “capire” tutto ciò(2), sperare che contemplare intellettualmente quanto c’è di bello possa, almeno un pochino, abbellirti la vita.

Se poi questo si lega alla possibilità di permettere lo scempio di me a beneficio d’altri, o se tutta questa bellezza non vale a sollevarmi dal mio disagio, lasciare che un ‘porca troia’ di disappunto mi sfugga, tanto per chiarire che i conti non mi tornano ancora del tutto.

1 Kant c’entra qualcosa?
2 dal latino Capere, che vuol dire ‘contenere’; cioè tenere, possedere.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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Una risposta a Senza un mandato

  1. emauri1958 ha detto:

    Si stai senza mandato te ce manno io si lo voi.

    Ed è inutile voler l’anima salvare a capere e kavolint, “suina majala”…

    Ad majora M

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