Piccole Repubbliche crescano

Leggo notizia della Tamisiana Repubblica di Bosgattia e lo trovo un fatto meritevole d’attenzione.
Si era dopo la Seconda Demenza Mondiale; un intellettuale, con amici suoi, va a vivere naturisticamente su un isolotto del Po, cooptando molti ragazzi della zona. Battono moneta, emettono francobolli, danno permessi transitori d’accesso e un passaporto, concesso dietro superamento di una prova: pescare il pescegatto e riuscire a slamarlo.
Rimando all’articolo per i dettagli e mi dedico all’attività che preferisco: dire la mia su tutto.
Che era quel progetto? Una comune di proto-hippy, un’isola anarchica, un progetto sovversivo, una stranezza da originali annoiati?
Una cosa mi ha colpito subito: il fondatore, premiato studioso, fa dell’analfabetismo un tratto distintivo della sua Repubblica. Non è raro: ricchi affermano il denaro non dare la felicità; colti vanno in cerca di sapore popolano e semplice; perfino, cittadini amano la natura che non conoscono e vanno cercandola in situazioni da parco giochi con qualche erbetta e animale sotto controllo; fino all’Ecclesiaste convinto che tutti i suoi beni, materiali e umani, siano solo vanità.
Penso agli anni subito dopo, all’Isola delle Rose, alle comuni sessantottine, e mi sembrano volgarizzazioni quelle giunte dopo: le americanate hippy, nel cui mito sono però cresciuto, o le schifezze new-age, di pappette iponutritive adattate a fantasie asfittiche. Si pensa all’attuale movimento per la decrescita, certo, ma mi viene in mente anche la patafisica, non a caso amata dai primi Soft Machine.
Sicuramente c’è anche qualcosa dello spirito che in altri tempi indusse a costruire monasteri, ma queste altre sono invenzioni scanzonate, e sa il cielo quanto di quello spirito è mancato in gente che se l’è tirata e tuttora se la tira.
Mi par di trovare parentela coll’italica pervicace propensione alla separatezza, a riconoscersi in un quartiere, un partito, un campanile. Ma la ricerca di uno Stato nuovo, libero dai vincoli degli esistenti, non ha riguardato solo l’Italia e micronazioni sono sorte ovunque, come altri tentativi sono stati fatti, per esempio sulle monete. Cose tutt’affatto diverse dai separatismi e noeurismi d’oggi.
Io sono sospettoso e non credo che un sistema sociale possa, da solo, rendere migliori i suoi membri, alla faccia di tutte le teorie contrarie: né alchimie a tavolino né regressioni allo stato naturale sono panacea. Penso però che anche l’istituzione di una diversa Istituzione (eh eh eh) possa essere strumento utile per l’umanità. Non credo che un’economia locale sia meglio di una nazionale, o questa di una mondiale, né credo il contrario. Credo però che un intervento creativo e mirato nelle dinamiche economiche possa migliorare le condizioni umane.

Ho la massima simpatia per le escogitazioni creative di un intellettuale, queste sì cose capaci di fare la Storia allo stesso modo della sciaguratezza dei più, ma con conseguenze negative solo quando qualche sciaguratu le riprende.
Come non sognare di vivere in un isolotto, in compagnia d’inclita gente che pensi con cognizione e con spirito visionario?

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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