Beata gioventù?

Ero lì, davanti allo schermo che mi ricordava la merda riversataci addosso dai teleschermi, in particolare nell’epoca che va dalla metà degli anni ‘970 alla fine degli anni ‘980. Un buco nero nella storia, mi sembra, ma vabbe’: ci fu un buco nero nella mia vita e forse non sono equanime.
Ero in un bar che non ha mai mostrato una personalità, nel cambiare delle gestioni, e che perciò non ho mai avuto voglia di adottare. Mi sembrava in linea con le immagini che anche a quei tempi non mi diedero motivo di interesse; una specie di intuito mi diceva come avessero potuto, invece, fornire spunto a persone più giovani di me, ché ne facessero l’uso ovvio: mattoni per costruzioni diverse nei decenni successivi.
Sono, insomma, combattuto fra l’arcigno ideologo che tutto schifa se non gli piace, e il possibilista ingenuo, fin troppo, che esita a opporre rifiuti: del che posso rallegrarmi un poco ma che anche mi ha fatto pentire: dell’intuito in certi casi ho avuto carenza.

Ti arrivano due preadolescenti, il ciuffo colorato e l’abbigliamento modaiolamente disimpegnato.

… due …
… giovani …
… eroi …

Avevano l’espressione seria e intenta. Non so nemmeno su che, ma sembrava importante il loro essere lì, il guardare sul telefono di uno dei due, il concisissimo parlare. Mentre mi godevo la simpatica vista ho divagato sulla mia e altrui gioventù, in una mattina che mi aveva accolto in un profluvio di negatività ben note: dalle cose che non so fare a quelle che non so far più, da quelle che non ho mai fatto a quelle che non avrei dovuto fare mai.
Pensavo all’uso che faranno, del benedetto loro sentire, nei prossimi anni.

  • Una difesa a priori: conosco gente che esalta le irrilevanze di quand’era giovane. Alle volte sospetto di me, nell’ascolto di certa musica che so non essere migliore di altra che evito, ma almeno ne sono consapevole e non incenso. Se non mi piacciono le religioni note, tanto meno me ne voglio fabbricare una di idoletti che so di cartone.
  • Un pungolo: che l’ingenua accettazione costringa a cercare pari stimoli ignorando l’esperienza che fornisce un tocco di cinismo nel valutare. Come quelli che pensano di tornare giovani vestendo in modo ormai patetico. Non è diffusa la nozione che “da grandi” si possa acquisire qualcosa di nuovo, cosa appunto da grandi, e la maggiore età è sentita solo come tempo di progressiva perdita del divertimento.

Pensavo poi a quant’è acritica una certa età. Da ragazzi ci si può entusiasmare di qualunque cosa: di una religiosità eccessiva, degli ideali risorgimentali, della retorica fascista, dell’impegno alla resistenza, dell’idea di un amore romantico, di un piagnucoloso sentimentalismo magari con tocchi gotici tanto per sembrare alternativi, e via enumerando. Quanto è fragile la capacità di sceglier bene! Beata la generazione a cui lo spirito del tempo(1) proponga un che di sostenibile.

Ma questa è la mia parte pessimista.
L’ottimista ha sorriso. Ha provato simpatia per i due giovani aspiranti eroi, ha augurato loro tanta felicità, che non si tradissero da soli a insistere in vecchie posizioni quando diventeranno inadeguate ma che il ricordo della loro seria, acritica, ingenua e benedetta gioventù sia incoraggiamento, un giorno, a trovare altre inattese direzioni in cui orientare la speranza.

– – –

1. Non sono superstizioso e non ci credo, ma fatemela usare come figura retorica.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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2 risposte a Beata gioventù?

  1. Miriam N Bonazzoli ha detto:

    come sai scrivere bene…..è un bel dono e mi sembra che tu lo usi bene! io sono più terra terra, forse non ho neanche capito bene quello che vuoi dire…..provo a dire la mia: se da una parte il diventar grandi porta con sé un certo disincanto delle cose e perciò quando hai davanti un giovane ti viene da essere scettico rispetto alle sue aspettative e alle sue prese di posizione o al suo pensare di essere meglio di chiunque più vecchio di lui, dall’altra più divento “vecchia” e più mi torna in cuore il desiderio di bene e di verità che avevo da giovane, anche se giovane non voglio tornar più!! e ciò che discrimina tra le due posizioni è che, pur nella fatica, nel dolore e nelle ribellioni (quanto di tutto) prevale in me la consapevolezza di un Bene che è presente e di cui ogni giorno mi è dato di fare esperienza… ciao

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