Non dire che non l’abbiamo detto

Bisognerebbe interrogarsi sulla ragione di tutta la pubblicità televisiva di auto. Ci sono prodotti, anche i profumi non scherzano, che sembrerebbero dovere la loro esistenza all’insistenza con cui si propongono.
Ma per questo non ho gli strumenti necessari; così la mia attenzione si è rivolta su un aspetto di quelle pubblicità, un aspetto non di loro esclusiva, ma certo usato tanto: la quantità di frasi scritte che terminano con un asterisco, mentre in fondo compare una scritta di lunghezza variabile, in caratteri minuscoli. Sono, sembrerebbe, specificazioni del significato di quelle frasi asteriscate; non ne sono sicuro perché non ho mai fatto a tempo a leggerle e perché ben poco visibili, ma cominciano con: “condizione valida per…”, “offerta vincolata a…” o cose simili.
Sicuramente non hanno valore contrattuale. Non è che uno entra in concessionaria, mette lì i soldi e si piglia l’auto senza mettere una firma. Però potrebbe uscirsene con frasi tipo: “Ma la pubblicità diceva…”. Così penso che quelle frasi servano proprio a prevenire cose del genere, ché poi magari trovi nu magistratu che, per il gusto di farle un dispetto, costringe la concessionaria a fare concessioni generose allu cliente che esige.
E no. La concessionaria può ribadire: ma c’era scritto. Già, c’era scritto, ma io non ho avuto modo di leggerlo. Siccome però “ignorantia legis non excusat”, suppongo che per estensione non si possano ignorare quelle comunicazioni non date. Che diamine, un po’ di fantasia: registrati la pubblicità, fai un fermo immagine della condizione che ti vuoi chiarire.
Ma a che scopo? Quelle sono le condizioni contrattuali che firmi per l’acquisto, e allora sì che puoi fermarti, fare esercitazione coi microcaratteri del contratto così ti migliori la vista, e appurare ciò cui vai incontro.
Ma allora, perché riempire lo schermo inutilmente? Secondo me, perché il contratto suddetto, per lu magistratu, potrebbe essere pieno di clausole vessatorie e meno male che lu cittadinu lu si è rivoltu, indifesu consumaturu presu nella trappola dei venditorei senza scrupoli…
Lu stessu magistratu tanto zelante, però, nulla può contro l’obiezione: c’era scritto! Si fa discendere il mondo delle idee nei pixel, l’esistenza è di per sé sufficiente a produrre effetto, figurati l’orgasmo in un umano cresciuto a cultura classica e sottili distinguo: ci si allinea alla Necessità!
Così, per evitare che una qualunque fantasiosa pretesa passi il vaglio della Corte, si escogita una fantasiosa soluzione.
Perlomeno si eviterà di appesantire la già grave situazione degli uffici giudiziari.
Mi sembrano scemi…

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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Una risposta a Non dire che non l’abbiamo detto

  1. Miriam N Bonazzoli ha detto:

    ciao, non so dire nulla di quello che hai scritto, o meglio, quando ero molto giovane, appena laureata e scema, ho acquistato un programma PC con aggiornamenti per una cifra esorbitante per allora: gli aggiornamenti, su CD, mi sono arrivati per un po’ e poi non si è visto più nulla; forse anche lì c’erano clausole scritte a grandezza micron, che naturalmente non ho letto:SIC!!!!
    ma quello che mi colpisce è la tua attenzione alla realtà, anche la più misera: per questo ti ringrazio. ciao

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