Che paura…

Eggià, c’è di che avere paura, vero? Ma di cosa, esattamente?
Vediamo un po’: Curdi rimasti soli a sparacchiare contro gli esagitati, mentre ogni tanto qualcuno butta giù una bombetta, tanto per ricordarsi come si fa, mentre tutti i Paesi intorno vivono crisi istituzionali e sociali; una nave della Marina Italiana che si affretta a volgere le terga perché quattro delinquenti aprono il fuoco, mentre la Oriana più imbestialita torna di moda come non mai, mentre qui si leggono discorsi d’ogni genere da gente che sembra vogliosa di menar le mani…
Meno male che comprano gli F35, così saremo meglio protetti: pensa se quelli di Charlie Ebdo avessero avuto un cacciabombardiere a disposizione, come si sarebbero difesi. E ci è toccata anche l’ironia di Napolitano, tempo fa, su pacifismi senza il senso della realtà (non ricordo le parole esatte).
Eggià, adesso vogliono espungere dalla Costituzione quel “senza vincolo di mandato”, il che permetterà ad una maggioranza, ottenuta in qualsiasi modo, di garantirsi l’approvazione di qualsiasi provvedimento, mentre quella maggioranza si vuole conquistata con sicurezza ‘per la stabilità’, dicono, senza precisare stabilità di che, mentre i partiti danno sempre maggiori prove di non essere punto democratici, né dentro né fuori, mentre si vuole diminuire il numero dei parlamentari, dicono per la spesa ma in realtà perché sarà più facile il controllo e i posti saranno più ambiti e per mantenerli sarà più facile convincersi a stare agli ordini. E vogliono pure mandare al Senato, un senato per la verità piuttosto imminuscolito, quei consiglierei regionalei e comunalei che tante prove di onestà e rigore hanno dato recentemente. (vedi qui)
Paura dei cattivi, che qualcuno arma e nessuno ferma. Gente che parla arabo? Macché, piuttosto romanesco, o calabrese, o veneto. Paura di tutte le popolazioni che saranno espiantate da luoghi e memorie e società, con l’ONU che si limita a consumare le nostre risorse nel mantenimento di campi che li ridurranno a una gelatina umana senza identità e nessuno fa progetto per ricostruirla ma si lascia che vadano, forse neppure casualmente, dove meno possono trovare aiuto. Paura anche dei vicinei che non capiamo, che ci fanno concorrenza, che ci guardano male, mentre della corsa all’oro iniziata negli anni ’80 non rimane che l’aggressività, mentre le televisioni riversano nelle menti di un popolo impreparato un’eccedenza di serial killer, di massacri veri e immaginati, di litigi inconcludenti, di ammazzamenti anche questi veri o immaginati ma che sembrano sempre più facili.
Paura che tutto questo sfoci in una richiesta di ordine a cui sono già pronti a rispondere, i militari sempre meglio rappresentati dai media, ei governanti sempre più lontani da quel che resta dell’elettorato, ei facinorosei dalle idee tanto fasciste quanto chiare.
Di una polizia tanto capace di randellare manifestanti quanto remissiva con i delinquenti travestiti da tifosi, che sono poi quegli stessi facinorosi sicuramente pronti a combattere le istituzioni, qualora al loro interno qualcuno facesse il proprio dovere.
E le forniture di gas e petrolio, guarda caso, sempre più legate a ‘nemici’ che magari chiuderanno i rubinetti o alzeranno i prezzi, mentre qui nessuno si degna di praticare alternative e i sostenitori del nucleare fanno esercizio di ironia, mentre i nostri alleati ufficiali aspettano solo di mangiarci un altro pezzo.
E un’Italia ‘calpesta e derisa’, per le ragioni note al Mameli come a me, pronta a calare le braghe con chiunque all’estero quanto litigiosa all’interno, che perde lavoro, coscienza civile e dignità.
E i pericoli di ogni genere, dai criminali in forma di califfato al terreno che dove non frana è allagato, ai quali nessuno pone rimedio e che servono a renderci poverei e insicurei.
Serviranno leggi speciali, scommettiamo?, interventi speciali, mentre la nostra libertà, che come popolo abbiamo sprecato, sarà erosa sempre più. E ci saranno sempre meno risorse per chi ha bisogno, mentre tutto sarà devoluto a grandi opere, difesa interna ed esterna, porcate buone solo a dar soldi agli amici degli amici. Sempre meno panem, ma circenses assicurati con noi datei in pasto a leones da fuori.
Sì, c’è da avere paura.
Di tutti i Paesi dove le rivendicazioni progressiste sono messe a tacere, di volta in volta, da eccessi violenti, dal sorgere di integralismi demenziali, dal pugno di ferro dei governi di emergenza, di un’emergenza che non finisce mai e che risulta più efficace a spegnere le iniziative liberali che a fermare attentati, genocidi e pulizie etniche.
Di un occidente sempre pronto a sostenere una tirannia sanguinaria, purché non si definisca comunista, un governo reazionario nei confronti di donne, minoranze, cultura, purché schierato nel giusto verso.
Di potentati non dissimili da quelli che dicono di combattere.
E mentre c’è chi finge di farsi la guerra, economica o politica o militare, le due parti fanno concordemente la guerra a popoli trasformati in mandrie impazzite o greggi sbandate, in cui molti individui plaudono a questa o quella causa dello sbandamento.
C’è da temere l’ignoranza di chi crede alla propaganda, di chi si crede migliore di altri per ragioni sbagliate, di chi fa sempre peggio il proprio lavoro, di chi lavora per il peggio.
Del fatto che l’Italia possa non interessare, nei suoi abitanti e nella sua storia e nel pensiero che non sembra arricchirci molto, ma solo come pura entità geografica da riempire o vuotare a piacimento.
Paura che la Storia abbia insegnato qualcosa solo a coloro che vogliono perpetuarne l’orrore.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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