Analisi merceologica

Nel valutare la propria società, bisognerebbe avere lo stesso sguardo ingenuo e vergine che sarebbe utile in tutto: nella valutazione di un’opera d’arte (insieme a una solida preparazione teorica), nella ricerca scientifica (unito a conoscenza del metodo), nei rapporti umani (dico per sentito dire: non ne so molto!), nella natura (da una parte credendo alle fate e dall’altra nell’adorazione per Linneo).

Stasera mi apprestavo a indossare un impermeabile: era di plastica sottile, chiusura a cerniera, clip per le tasche, il tutto avvolto in una tasca con due lacci elastici per trasportarlo, chiudibili con fibbia di plastica. Elastici a stringere i polsi e cappuccio, con fessura dove infilarlo nel caso non serva. Lacci per stringere la vita…
Un capolavoro di progettazione? Sì, dico io: un capolavoro venuto da lontano, da quando ci fu chi pose la razionalità umana a strumento per la risoluzione dei problemi, l’inventiva a base del proprio atteggiamento. Una ricaduta forse di second’ordine, ma ecco a che serve lo sguardo vergine: non per la prima volta lo indossavo, ma per la prima volta lo stavo guardando approfonditamente.

Chissà mai che guardare così sia la cura alle malattie della mente, o almeno il sintomo della loro assenza. Ma a nu autisticu, si potrà instillare l’attitudine alla meraviglia, o essu non sarà troppo centratu sull’operatività che invece astrae da tutto ciò che sembra estraneo alla finalità immediata, fino a ridurre ai minimi termini proprio le finalità possibili? Tanto mi sembra contrastare con certe ingenue formulazioni di calcolabilità, in linea di principio, di ogni pensiero: se questo è alimentato da sguardi nuovi, qual è la formula che permetterebbe di aggiungere, a un insieme di proposizioni, qualcosa che nell’ampliarlo possa anche scardinarlo?
Se “ogni testo è un ipertesto”, cosa che ben sapevano certi poeti prima dell’informatica, ogni oggetto è un iper-oggetto, almeno in quanto non significa unicamente la sua propria “cosa in sé” o forse perché ogni cosa, “in sé”, troppe altre ne contiene. Altro che nuda materia! Al termine di un percorso in cui la si è spezzettata nel tentativo di arrivare alla sua costituente “atomica”, si è arrivati in un poltergeist di enti fantasmatici di cui è difficile dire alcunché di simile a ciò che abitualmente diciamo delle cose: il dove, il quanto…
Considerando una società, però, si rischia di sollevare un medesimo polverone di rimandi e messe in crisi, molte delle usanze richiedendo un che di irriflesso, per essere autentiche: “si fa così”, “è questa la tradizione”, senza domandarsene l’origine o la causa, proprio quelle che servirebbero a uno straniero perché l’usanze altrui non apparissero quinte di una rappresentazione.
Allora le si capisce, cioè si impara a tenerle in sé, o per osmosi e simpatia o per esame e studio. Il secondo metodo va comunque accompagnato dalla frequentazione.
Ma la scoperta che in questa società c’è anche il k-way non richiede solo una presa d’atto, si tratta di ragionare sul fatto che c’è dietro una storia, un divenire, che le cose cambiano e oggi più di prima e che se mi piace l’impermeabile che sto per indossare allora mi piace anche questa storia di piccole e grandi invenzioni.
Già: chi pensa di usare, contro la società, un rullo compressore o la dinamite, deve domandarsi se ha voglia di rinunciare anche a un comodo impermeabile facile a trasportarsi.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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2 risposte a Analisi merceologica

  1. emauri1958 ha detto:

    l’impermeabile costringe – nella foresta amazzonica dove piove tantissimo e spessissimo non usano impermeabili e nemmeno nei paesi monsonici durante il monsone

  2. Miriam N Bonazzoli ha detto:

    non ho capito quasi nulla….. la verginità, mi permetto dire, è possedere tutto senza possedere nulla perchè già si possiede l’Amato, e si ama con un distacco dentro, perchè facendo un passo indietro si vede con verità e non con possesso l’altro…..

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