Canzoni e visioni

Le visioni non sono argomentazione. Non si può addurre una visione come prova perché è una comunicazione personale, quindi fa riferimento a significati presenti au destinatariu, non necessariamente condivisi. Ci può essere una visione che comunica un messaggio da dare ad altri, però fa più la parte di una presentazione mentre il messaggio va poi descritto e spiegato. Insomma, la visione è cosa che appartiene au visionariu, come ad esso appartengono il cuore, il cervello e il fegato.
Dunque passo subito a contraddirmi parlando di una visione altrui, ma non solo: di qualcosa che è presentato come una non-visione, il resoconto di una delusione: “Io pensavo… ma mi sbagliavo: era solo…” per poi presentarla a modo mio.
La canzone Laughing, di David Crosby, è visionaria come un po’ tante sue canzoni, ma nella mia ingenuità mi piace interpretarla all’opposto dell’apparente intenzione dell’autore. Non è d’altronde raro il caso di una visione non compresa dau visionariu che in questo caso fa da tramite, come gli aedi si facevano voce delle Muse, come certi poeti, oppure quel Caifa che, secondo l’evangelista, profetò perché sommo sacerdote senza capire egli stesso.

Insomma, l’autore del testo credeva che qualcuno sapesse qualcosa, ma era solo uno straniero;
credeva di trovare una luce, ma erano riflessi di un’ombra;
credeva che qualcuno sapesse, ma era solo un bambino che rideva nel sole.

Abbiamo qui una visione coi fiocchi, altroché, di quelle che si ripetono con rinforzo. Una visione ripetuta è importante e dice cose ormai decise, come i sogni che il faraone raccontò a Giuseppe. Sì, lo so che nelle tre strofe di una canzonetta è normale usare questo metodo anche senza essere profeti, ma se la cosa più simile alla divinità è stata prodotta col fango, allora va bene una canzonetta per profetare.
È una visione a fasi: prima appare uno straniero. Il signor Crosby si aspettava chissà chi, invece, ma come dice Isaia: “non ha aspetto nel quale compiacersi”.
Poi abbiamo i riflessi di un’ombra che, come ben sa ogni mistico, è il modo in cui appare la vera luce a chi non vi è abituato. Ma non solo l’ombra bensì i suoi riflessi, a dire che non è il buio di uno statico nulla.
Infine il messaggio vero e proprio: invece di una luce come l’aveva immaginata, “un bimbo che ride nel sole, nel sole…”.
Ora, io penso che incontrare, in un punto qualsiasi di un cammino iniziatico, un bambino che ride, sia comunque, se non la meta, un indizio di strada giusta. Come sempre, bisogna “diffidare delle imitazioni”; uno dei modi per farlo è ricordare che le imitazioni non deluderanno mai le nostre aspettative.

Ecco descritto perché io, nella mia ingenuità, amo definirmi quella canzone come il resoconto di un’illuminazione. Se mai il signor Crosby venisse a conoscenza di questa mia opinione e se ne avesse a male, mi scuso: è però destino delle opere, e per esse dei auturei, che sfuggano all’intenzione originale.

Continuando nell’appropriazione di espressioni altrui, ritengo utile spiegarmi meglio mediante una fotografia di Graham Nash: si vede un sorridente David Crosby che alza lo sguardo a un’aquila o falco che vola.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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