I risultati attesi

Gli azionisti Volkswagen fanno causa all’azienda. Siccome si è scoperto che, per fare affari, ha falsificato le verifiche antinquinamento, la VW rischia di perdere soldi e gli azionisti danno all’azienda la responsabilità del futuro mancato guadagno, non quantificabile.
L’avvocato della VW dovrebbe invece chiedere un compenso per i guadagni avuti finora, visto che senza quella falsificazione non avrebbero venduto una sola auto negli USA. Questa sì che sarebbe stata una perdita, e anche perfettamente quantificabile!
Un po’ meno quantificabile, ma innegabile, è la perdita che si sarebbe avuta nel resto del mondo per il fatto di non poter vendere auto negli Stati Uniti, certamente tutt’altro che un bel biglietto da visita.
È per fare quei guadagni, per restare a galla, che hanno escogitato il trucco e finché ha funzionato tutti erano contenti.
In questa pagina c’è la lettera, secondo me un tantino confusa, di una persona che comunque riesce a confermarmi nell’idea di quel che succede.
Succede che dall’alto non arrivano disposizioni, ma ordini.
Si premia chi obbedisce, disinteressandosi del modo in cui lo fa.
Si accoglie chi dice ‘sì’, l’importante è mettersi da una parte, dare consenso.
Le aziende sarebbero allora solamente popolate da zombi specializzati nel ripetere operazioni a comando, simili agli schiavi del film Metropolis.
Mi sembra che gli stessi partiti politici siano serbatoi di sostegno anziché bacini di dibattito.
D’altra parte, la società mi appare composta da una gran parte politicamente amorfa.
Mi pare perfino che una soluzione disonesta sia considerata con maggior favore che una corretta.

In quest’andazzo, disinteressarsi di come obbediscono ai nostri ordini permette di criticarne l’esecuzione, se qualcosa va storto. Però non è un bel modo di comandare: è come se, volendo arrivare al di là di un fiume nel più breve tempo possibile, e limitandomi a premere l’acceleratore, mi arrabbiassi se l’auto non prende il ponte ma finisce in acqua.

Gli azionisti faranno causa all’azienda, questa forse darà un generoso benservito ai dirigenti coinvolti (già fatto), i rimanenti, ricevuto l’ordine di raddrizzare la barca, daranno un meno generoso benservito agli incolpevoli dipendenti.
Gli azionisti si vedranno accontentati, i dirigenti cascheranno quasi tutti in piedi, molti operai perderanno il lavoro e il contraccolpo ricadrà sulla società tedesca.
Poi tutto continuerà come prima: si pretenderà di attraversare il prossimo fiume limitandosi a premere l’acceleratore; infatti l’importante sarà dimostrare che l’ordine di guado era stato diramato.

Tutto perché i suddetti azionisti non si contentano di guadagnare oggi quanto guadagnato ieri, ma pretendono un incremento in linea con quelli sbandierati in giro, altrimenti la chiamano crisi e, sempre per raddrizzare la barca, pretendono una soluzione purchessia. In Italia le soluzioni sono ben due: vendere parti di azienda o chiedere contributi statali. Lo saprei fare anche io senza un master a Harvard.

L’autrice della lettera sul Corriere è evidentemente molto più capace di scattare sull’attenti che di descrivere i moti del proprio animo o ricostruire i processi di costruzione di una personalità. Proust, Svevo e Pirandello non servono gran che in azienda, vero? E simili tendenze si diffondono fino agli ultimi gradini della società, in forme diverse. Mi è capitato di considerare che, dove lavoro, se si decidesse di portare pacchi a Pavia, si contenterebbero di vedere tutti che corrono coi pacchi in mano e se qualcuno cercasse un camionista si sentirebbe dire che perde tempo.
Una società di Yes Men e Women, o meglio Yes Zombies, somiglia troppo a incubi che si chiamano Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot, Videla, Khomeini… ma anche la Storia è esclusa dai master di gestione aziendale.

E questa era la prima opinione.
La seconda è un’altra visione distopica in cui gli azionisti, i veri padroni, potranno punire i dipendenti schiavi se non si raggiungeranno obiettivi finanziari (si fa per dire) come previsto dai loro programmi. E non importa se parliamo di schiavi seduti ai tavoli dell’amministrazione, con cravatta e portaborse, o di quelli legati alla scrivania o incatenati ai macchinari.
Se passa il principio per cui si può accusare qualcuno di un mancato guadagno, mi immagino il droghiere far causa al garzone perché non ha servito bene i clienti, provocando un calo di vendite.
E su quale metro si potrà valutare la presunta perdita? Sulla base di proiezioni che gli schiavi di primo livello avranno elaborato in ossequio ai comandi. Il droghiere invece potrà far valere gli studi di settore secondo i quali già paga le tasse. Poi spetterà a qualche magistrato valutare se sia il caso di applicare attenuanti nei confronti dei colpevoli. Nuova linfa per i soloni della giurisprudenza.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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