Nelle cose di questo mondo…

Quarant’anni fa ammazzarono Pasolini. Sento dire alla televisione che stava facendo indagini scomode e pericolose. Leggo un articolo in cui si parla di qualcuno che è forte perché costringe ad ammazzarlo e il paragone con Gesù arriva puntuale.
Scrivono libri e producono spettacoli, fanno canzoni e commemorazioni.
Nel frattempo nessuna di quelle trame che Pasolini avrebbe indagato è venuta allo scoperto, i piani non si sono intralciati e se c’è verità da scoprire sulla sua morte, non la si è ancora raggiunta.
Perché tutte queste brave persone che celebrano l’artista e ricordano la sua morte, fanno appunto celebrazioni. Gli altri, quelli a cui non importa o che ne hanno tratto vantaggio, si occupano invece di affari, del loro interesse e dei soldi. E quando io voglio comprare le mele devo portare i soldi, denari che finiscono in abbondanza nelle tasche di corrotti e faccendieri, soldi per cui dobbiamo lavorare al loro servizio. Quelli a cui non importa nulla di chi abbia ragione, e se quarant’anni dopo si deve dare ragione a un morto ammazzato non gli dispiace farlo: hanno quarant’anni di interessi al loro attivo e nel frattempo hanno intrapreso con successo altre iniziative.
Noi scriviamo. Sì, mi ci metto anch’io, nonostante la qualità discutibile delle mie elucubrazioni. E anche io mi sento impotente a impedire che il male segni un bilancio positivo.
Si racconta, si canta, si celebra. Di là rubano, ammazzano, conquistano potere e si prendono anche la briga di partecipare alle celebrazioni. Si potrà argomentare che le parole non muoiono, ma eccole affondare in una melma di altre parole, di notizie che raccontano ogni cosa e il suo contrario. La memoria non si può trasferire nelle generazioni, vince la menzogna meglio confezionata, la pubblicità più ripetuta.
E poi per cosa? Appunto per fare una celebrazione su cui qualcuno avrà da ridire: ieri ammazzato, oggi celebrato. (anche qui riprendendo un concetto antico: Matteo 23,31-“e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti.”)
Non ci si può consolare che i cattivi alle volte facciano una brutta fine: prima di loro hanno fatto una identica fine decine di innocenti che ostruivano la loro marcia.
Si deve però continuare a raccontare, obbligo verso la propria coscienza, anche se sembra inutile. Io non butto la carta per terra e nonostante ciò i marciapiedi intorno a casa mia sono sporchi, io però posso dirmi innocente.
Misera consolazione, si può dire: argomento per cui farsi prendere in giro la prossima volta in cui, per avere due mele, dovrò chiedere soldi a chi ne ha.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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