Lo scienziato

Per evitare la follia bisogna scremare. Ogni cosa toccata colla mente si sbalugina in miriade di risultati, molti contraddittori, da far pensare vera la vulgata di certi compiaciuti misteriofili, secondo cui l’infinito è dentro l’unico e viceversa. Così per indagare, ma veramente a fondo come si vuole ingenuamente nella speranza di portare l’ordine, si finisce col disseppellire un’altra porzione di disordine fin allora pietosamente racchiuso, più che nascosto, in qualche angolo di tappeto esistenziale, là dove prima sembrava palese una causa d’impiccio e che dopo, la pandora scoperchiata, si fa ricordare come edenica condizione d’infanzia spensierata benché non priva di angosciati pianti.
Oppressei proditoriamente da sproposito d’urli e movimenti spastici; scossa la propria estetica da sberleffi che più di materno rimbrotto possono scuotere la fiducia di occupare a ragione un posto, questo parendo invece il bersaglio di scotimenti ad altro mirati e di lì passati solo per caso, come spazio insignificante di traiettorie ad altro volte e perciò tanto maggiormente prone a farsi attestato d’insignificanza di te che nemmeno meriti di esser negatu; a tutto ciò si può opporre un incrociar di spade a farsi parte della guerra che l’universo sembra condurre al proprio interno, a costo di massacrar parte di sé come gli eserciti fanno da sempre con i popoli, di propria o altrui parentela non importa, e perciò convintamente colpire affetti propri o altrui, interni od esterni, tanto si trova sempre un dio al quale addebitar la perdita, e ottenendo così il sicuro compenso di massacrar parte di sé, appunto, e l’insicuro di massacrare chissacché, chissacchì, chissasseimporta; o si può trovare il modo di zittire il più della confusione.

Troppo fastidio: la quantità di nozioni imposte da sensi sempre aperti richiederebbe altro che un solo cervello, si scopre abbastanza in fretta che la soluzione è astrarre, prendere un’idea, di che il cervello è capace, e contentarsi di quella in vece di una cosa multiforme. Si isolano concetti chiari ed accessibili e ci si definisce “razionali”. Si chiude la porta, si diventa miopi, ipoudenti o anche solo distratti; si chiama “concentrazione” il risultato, se mai si senta necessario giustificarsi. Un mondo semplice, a portata, di cui sentirsi padronei.

Si compiono piccoli spostamenti, si cerca di ridurre il rumore per meglio ascoltare il poco accettabile. Si introducono allora, poco alla volta, altre parti dell’immane fenomeno sovrastante e le si chiamano scoperte. Forse anche per il mio autismo c’è speranza.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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Una risposta a Lo scienziato

  1. emauri1958 ha detto:

    ok prendi un bel respiro profondo e rilassati… faresti bene a riprendere nell’ordine:
    – a fumare e non intendo tabacco
    – a bere e non intendo acqua
    – a scopare e non intendo i pavimenti ecc.
    c’è passato pure Nietsche, Rimbaud, Artaud, Ligabue (il pittore), il Buddha, Alda Merini ecc. mo non ci stanno più ma tu ci stai ancora quindi fai il bravo ragazzo e dai retta ad uno che non ha ancora capito niente, ciao amico mio e non smettere di scrivere ok?

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