Invito alla danza

La Valse, di Ravel, è un brano perfetto per il cinema. La scena d’apertura, che lessi immaginata non ricordo dove: l’inquadratura parte sopra le nuvole, scende e quando la nebbia si dirada ci troviamo in un ricco salone coi preparativi di una festa; camerieri si spostano, orchestrali si preparano, un buffet è addobbato. Qualche passo di danza provato mentre i primi ospiti entrano.
Ma andiamo avanti. L’andamento del brano si presta a sottofondo dei dialoghi di qualche film in bianco e nero, una di quelle commediole piccanti e sentimentali, non priva di avventura, con una giovine innamorata, una perfida mangiatrice di uomini e una simpatica vecchietta; con un giovine sognatore, un diplomatico ambizioso, la spia di uno di quei principati da burletta hollywoodiana, un cattivo imbranato.
Gli sbalzi dell’orchestra sembrano fatti apposta per alternare le scene coreografiche e quelle dei dialoghi: le trame del diplomatico, gli incoraggiamenti della vecchietta, i fallimenti comici di spia e cattivo, lo scorno della mangiatrice. E alla fine un breve passaggio in cui si vedono i due giovini, rapiti nella casta estasi delle mani intrecciate, degli occhi perduti negli occhi, per terminare in un’apoteosi in cui la sala da ballo, cinematograficamente trasfigurata in un’immensa coreografia da favola, sembra poter crollare sotto il crescendo musicale, il trapestio di mille figuranti tutti impegnati nella danza: ospiti, camerieri, folla sopraggiunta per le vicende trascorse.

Alla fine mi sento soddisfatto, non so dire se per la qualità della musica o per l’onesto e ottimistico divertimento indotto da un film d’altri tempi.
Un film che non è mai esistito ma simile ad altri che vidi alla televisione da piccolo, con i miei genitori che, nei tempi in cui furono girati, avevano quella mia età e si riempivano di sogni e aspettative, tanto da trasmettermene, se non la lettera, un po’ dello spirito.

Spero che, in uno dei tanti paradisi che devono esserci per dare giustizia ai destinatari, ce ne sia uno così: un mondo vastissimo, in cui esistono tutti i paesi e città e case che mio papà ha visto al cinema o alla televisione, nonché tutti quelli dei film che si è perso, in cui possa misurarsi alla pari con tutti gli eroi e sgominare tutti i cattivi, giacché a questo erano destinati in un mondo dove le cose andavano come devono andare, col bene e l’amore trionfanti.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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