Ponti

Il punto di contatto è confine. Il confine spesso non è semplicemente un discrimine fra due zone ma è dato da qualcosa che si frappone, che determina l’essere qua di questo e l’essere là di quello, un elemento far parte di un insieme e un altro far parte di un altro. Difficilmente il discrimine è negli elementi ma è più facile che sia la loro posizione, o la serie di relazioni. Così, nascono le minoranze, le eccezioni: elementi che hanno in comune, con gli altri, dati spaziali o relazioni funzionali, ma insufficienti a farli considerare ‘uguali’, troppe le caratteristiche che li fanno più simili ad elementi ‘al di là’. Se in quell’al di là ce ne sono abbastanza, la minoranza di qua è maggioranza laggiù, questa eccezione può diventare norma, altrimenti la minoranza di qua è minoranza ovunque, la stranezza permane.
I confini sono costantemente superati, prima o poi. Certi confini sono come le membrane delle bolle di sapone, che facilmente si fanno da parte per trasformare in uno quello che prima era due. Altri sono solidi e possono continuare a esistere quando nulla è più contenuto o trattenuto, come le antiche mura di tante città italiane. Tracce di ciò che era, e com’era, e perché, mentre tutto, intorno, si fa beffe degli antichi impedimenti.
I confini naturali possono essere monti, mari o fiumi. Per i monti si aprono valichi; per i mari si varano barche; per i fiumi si erigono ponti.
Le cellule hanno pareti semipermeabili; un ponte è la permeabilità d’un fiume, quando i guadi non soccorrano. Anche una porta è apertura di un confine, anche più immediata perché l’attraversamento non è viaggio. Per attraversare un ponte, invece, serve del tempo; il ponte stesso può diventare luogo a sé, come il Ponte Vecchio a Firenze. Capita spesso, infatti, che un mezzo si trasformi in fine; così il corteggiamento è diventato poesia, con regole proprie diverse da quelle dello scopo primario. È il destino delle attività umane, di diventare cultura.
Una porta può aprire fra luoghi di un uguale interno, o dare su un indifferenziato esterno. Nel primo caso non c’è viaggio; nel secondo, il viaggio comincia appena superata la soglia, ma la meta sta in genere oltre, magari oltre una porta diversa, che si spera aperta.
Non si attraversa una porta che per entrare o uscire. Il ponte, invece, richiede un percorrimento proprio. È un tratto della strada, il risultato e l’esecuzione di una ‘volontà di raggiungere’. Una porta non può non esistere; la sua esistenza è implicata dalla stessa costruzione di cui fa parte. Nulla invece è dato a priori, nell’esistenza di un ponte.
Però la sua esistenza prende senso da due tratti di strada, che a loro volta non avrebbero senso senza di esso. Certo, ci può essere un ponte che si immette in una strada già esistente, dotata di proprie estremità e diramazioni, ma anche in questo caso è istituita una nuova serie di tracciati che hanno bisogno del ponte per esistere.
Un ponte è dunque un elemento attivo e non scontato. Una porta è scontata, al massimo non ne è scontata l’apertura. In ciò è però simile agli ostacoli che gli umani pongono: passaggi a livello, dogane, posti di blocco, dissuasori. E muri: un muro senza porta non esiste. Ne ha la muraglia cinese, ne aveva il muro di Berlino, ne ha il muro in Israele, e ne avrà senz’altro il muro USA/Messico, se mai si farà.
Aprire una porta è concedere ciò che altrimenti si nega. Una strada, però, non ha impedimenti concreati; il ponte è la realizzazione di un collegamento. La permanenza di un ponte è segno di un transito possibile. Il bombardamento del ponte di Mostar fu vissuto come segno di divisione, tanto che averne rizzato un altro, senza una storia e con poca volontà di attraversarlo, non ha ripristinato le condizioni.
Un ponte implica passaggio perché è l’unica ragione della sua esistenza.
Il collegamento fra due persone avviene attraverso atti comunicativi: un suono è trasmesso, un gesto è decodificato, un oggetto è trasferito. Fra gruppi, la comunicazione avviene allo stesso modo ma si aggiungono altre modalità: le forniture di un bene in cambio di un altro, per esempio; oppure il trasferimento di membri, colla generazione di nuove minoranze a rendere sempre più intricate le genealogie umane.
Un ponte è il modo in cui non ci si rassegna alla fine di una strada, si manifesta l’intenzione di andare al di là di un ostacolo, ma principalmente di arrivare in un luogo determinato. La sussistenza di un ponte è condizionata al permanere dell’intenzione che lo istituì.

Annunci

Informazioni su ribaldi

Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
Questa voce è stata pubblicata in Cogitazioni e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...