Autonomia

Domenica 22 ottobre, lei lombardei saranno chiamatei ad esprimersi su una frase a proposito di chiedere maggiore autonomia. Lo trovavo un atto inutile e generico: non è detto di che autonomia si parli; se competenze normative, maggiori disponibilità economiche o altro.
Ero dell’idea di non andare però, ragionandone con altrei, mi è venuto in mente che probabilmente la penseranno così moltei contrari: chi non ritiene necessaria questa maggiore autonomia, chi non apprezza la formulazione e infine quellei che sono contrari ai promoturei. Quest’ultima cosa non dovrebbe essere: la contrarietà a priori come strumentale alla rivalità politica non dovrebbe esistere ma purtroppo esiste. Cioè, si è dispostei a impedire una cosa altrimenti giusta perché non la diciamo ‘noi’ ma la dicono ‘loro’.
Così, a votare ci andranno lei favorevoli: coloro ai quali l’autonomia piace a prescindere dalla formulazione della richiesta; chi ritiene esatto il quesito ed esauriente la presentazione che se ne fa; infine chi vuole il ‘sì’ a priori, per motivi uguali e contrari a quelli descritti prima.
Insomma, buone o cattive le ragioni, andranno a votare soprattutto lei favorevoli. Qualunque sarà l’affluenza, lei promoturei potranno dire che ‘la tale (schiacciante) maggioranza dei votanti è con noi’.
Ciò è scontato, ma anche piuttosto ragionevole: è un modo, anche solo propagandistico, per aggiungere peso alle proprie politiche. Resta da discuterne l’opportunità.
Se però reputassi erronea l’impostazione, la domanda, l’ipotesi, sarebbe il caso che andassi a votare, proprio per contrastare quel percento favorevole.
Ora esce un altro problema: a cosa direi ‘no’, in realtà? Alla domanda, al metodo, alla stessa richiesta di autonomia? Se un gruppo politico proponesse di votare ‘no’, dovrebbe difendersi da mille critiche estranee alla ragione della scelta; un ginepraio. Si vede che ai promoturei piace ‘vincere facile’.
Io, invece, che non ho interessi in merito, posso azzardarmi a proporlo giusto come esercizio teorico, immaginando di vivere in un mondo perfetto senza dietrologie, benaltrismi, cerchiobottismi, trasformismi e inciuci.
Insomma, valuto la possibilità di andare al ‘no’ per un qualsiasi motivo fra questi:

  • la domanda è generica e non fornisce indicazioni su quello che un consenso implicherebbe;
  • il metodo è sbagliato perché una tale azione è prevista costituzionalmente con altri metodi;
  • l’impegno economico e organizzativo non si giustifica;
  • si deplora l’impostazione della propaganda fatta;
  • altro a piacere.

E per non dare soddisfazione a chi vuole ‘vincere facile’, sia detto per qualunque posizione politica.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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