Lettera a un ministero vuoto

Egregiu Ministru degli Esteri, mi permetto di scriverLe anche se la Sua identità, a oggi, è un mistero e rischiamo che il Suo incarico rimanga nel limbo delle cose che questo Paese avrebbe dovuto fare e invece non ha fatto: elenco lungo e in costante allungamento.
Ebbene, se una persona, uomo o donna (questa la ragione del neutro iniziale), stesse ricoprendo l’incarico, potrei rivolgermi ad essa, chiedendo che il Governo italiano intervenisse per la questione della ragazza condannata a morte perché non voleva essere violentata (per esempio qui, sul Corriere).
Ebbene, un Governo è una cosa seria, di cui sento la mancanza. Mi manca qualcuno a cui indirizzare le mie richieste, e non solo per un caso di civiltà che potrebbe farmi definire ‘buonista’ da chi è senza coscienza civica, e ritiene il cinismo un elemento necessario delle persone serie.
Sì, mi manca un Governo che faccia sentire la voce all’estero, nonostante l’abbondanza di chi, al riparo in casa propria, inveisce in ogni direzione.
Me ne manca uno che si preoccupi della devastazione del territorio.
Me ne manca uno che faccia argine allo spopolamento delle campagne, incoraggiando le iniziative che meritino, di cui si parla nelle rubriche televisive dedicate ma meno nei gabinetti romani. Ma ‘incoraggiare’ è cosa che implica coraggio…
Me ne manca uno che affronti con competenza, e non proclami, la necessità di riordinare tante parti della legislazione.
O che si occupi di governare, e non di fare progetti di legge a ripetizione, dal momento che la potestà legislativa è del Parlamento. E se si parla di divisione dei Poteri, evidentemente il governo e la legislazione sono due cose diverse.
Uno che non si riunisca per quella che, a risultato, sembra essere stata più una partita a Monopoli.

Ma io mi rivolgevo a Lei per una questione di diritti civili. E i diritti non hanno cittadinanza, li si proclama qui e anche là, sono validi sempre e per chiunque.
Ebbene, se l’Italia è ancora un Paese civile, deve darsi l’impegno prioritario di promuoverli qui e altrove, altrimenti vediamo bene come funziona: qualcuno è riuscito a mantenere un lavoro tutelato qui, e allora i soldi spostano il lavoro là, dove le tutele mancano. E per questo serve un Governo serio.
E poi i diritti non sono divisibili in categorie. È falso e menzogna affermare che non ci si occupi di un diritto perché impegnati con un altro. Al massimo si può chiedere scusa perché non si hanno abbastanza risorse, ma la maggiore privazione di risorse la dà la mancanza di volontà.
Ecco, Signoru Ministru, quello che Le chiedo: non appena uscirà dal limbo, scriva qualcosa al Governo sudanese e alla Commissione europea. E, tanto per tenere le cose a contatto anche fisico con noi, veda di informarsi su chi sono i sudanesi che hanno un lavoro in Italia, magari così non faremo tutti la faccia costernata quando qualche giornalista ne farà argomento del prossimo polverone mediatico.
Sa come si chiama la ragazza? Si chiama Noura, che in arabo equivale al nome di mia moglie, Lucia. Non siamo distanti.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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Una risposta a Lettera a un ministero vuoto

  1. Miriam ha detto:

    Ben detto!!! Grazie

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