Brexit, Brenter

Bene, qualcuno si sta rendendo conto che Brexit è una scemata e vuole tornare indietro.
Cioè, male!
In primo luogo, io aborro le secessioni in genere: da un paio di secoli, ormai, dovrebbe essere chiaro che un governo locale non è necessariamente migliore di uno allargato; che Stato e nazione non necessariamente coincidono; che le divisioni sono prevalentemente proposte da figuri dai loschi intenti; che sentirsi migliori dei propri vicini può solo portare a guerre o contrasti che fanno male a tutti.
Quest’Europa non mi piace, sia chiaro, tanto più per gli ultimi sciagurati allargamenti che hanno introdotto componenti estranee alla cultura che ne fondava l’esistenza: se si voleva dare un aiuto alla finanza globale a scapito dei popoli, questo era il modo migliore.
Dire ‘no’ a un’idea di Europa come centro di condivisione e unione, però, è anche più sbagliato. Certo, se l’unico elemento di unione sta nel decidere il colore dei taxi, o la dimensione dei preservativi, tanto vale…; se l’armonizzazione delle produzioni va a schiacciare le peculiarità locali, ci rimettono tutti i consumatori, ma anche l’antropologia; se l’unica maniera in cui si concepisce il benessere è un bilancio fatto in un certo modo, allora cambiamo piuttosto il modo di fare bilanci.
Come sia, i Britannici, istigati da alcuni, hanno votato in maggioranza per l’uscita.
Io permetterei ogni scissione: basterebbero pochi anni a mostrarne le conseguenze. Ma qui c’è stato un referendum, una maggioranza seppure modesta ha dato parere favorevole e un governo ha messo mano, senza correre, alla sua realizzazione. Già il risultato è divisivo: alcuni Stati a favore, altri contro e allora vai con la polemica, gli Scozzesi europeisti che vogliono dividersi dagli Inglesi separatisti. Però alcune contee inglesi sono a maggioranza per l’unione; che fanno: vanno a vivere oltremanica? Tutte polemiche favorevoli a chi ci vuole spezzettati.
E gli infiniti arzigogoli contabili, serviti a intralciare questa come altre cose dell’Unione, in una materia che doveva essere argomento di alta politica, di menti fine e ha suscitato un mare di complicazioni che certo si sarebbero dovute affrontare prima.
Tanto che alla fine i contrari sono ancor più convinti e vogliono un altro referendum.
Eggià! Adesso ne facciamo uno l’anno e poi vediamo. È così che si dà valore all’istituto del referendum, indicendone uno ogni volta che si spera di vincerlo.
Un elettorato facilmente influenzabile, in mano a oscuri potentati senza cura dei suoi bisogni, è quanto di più lontano dalla democrazia.
Ma se fare l’Italia senza che ci fossero gli Italiani fu una pessima idea, fare una democrazia senza una “classe dirigente” coincidente, almeno in generale, col “demos” è puro inganno.
Pertanto diventa fondamentale preoccuparsi dell’elevazione culturale di chi si vuole chiamare al voto, ben prima di dar loro un’opinione urlata per cui votare.

Informazioni su ribaldi

Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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Una risposta a Brexit, Brenter

  1. miriam ha detto:

    mi piace!

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