Povero Samuele!

Mi riferisco al Giudice in Israele.

Donna che non ha figli in una società che vede le donne come fattrici o poco più. Sì, ci sono frasi in cui si apprezzano altre doti, qua e là, ma niente di che. Poi consideriamo che l’altra moglie ne ha avuti; pensa il disprezzo. Perché quando una donna è nemica di un’altra, lo è approfonditamente.
Va bene, in un momento di sconforto fa un voto e voilà: ecco il bambino tanto desiderato. C’è una sottile linea pedagogica, adesso: siccome è frutto di un voto, il figlio è dato al tempio e la donna ne trae altre maternità: nulla è dato senza un investimento.

Sicché il bambino cresce in un tempio, al servizio di un vecchietto, il sacerdote Eli incapace di opporsi ai figli depravati, e non risulta abbia mai goduto il calore di una famiglia. Dio lo chiama e da allora porta i comandi al popolo, lavoro tutt’altro che comodo. In vecchiaia, ha figli che sfruttano la loro posizione per interesse. Anche loro, come quelli del vecchietto. Scontenti di ciò, gli Israeliti gli chiedono un re. Cretini: se non ci si può fidare dei figli di un sacerdote e nemmeno di quelli di un Giudice e Profeta, si può sperare in quelli di uno, buono solo ad ammazzare gente? Ma Samuele è costretto a cedere; ne unge uno, ma è pazzerello: Samuele gli vuole bene ma Dio non abbastanza e fa morire lui e tutta la sua stirpe. Elegge dunque Davide e poi muore.

Certo che di soddisfazioni ne ha avute!

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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