Cos’è la pace

Quando decidi di mangiare al bar lungo la via. Quando passeggi al parco. Quando prenoti una visita dal medico. Quando segnali al Comune che un lampione è rotto. Quando prendi l’autobus per andare al lavoro. Quando non hai paura di guardare la gente che passa. Quando c’è gente che passa.

Quando commenti le partite del giorno prima. Quando un gruppo di ragazzej passa facendo casino. Quando una bimba dice che vorrebbe andare al parco divertimenti. Quando puoi fare amicizia con una donna incontrata spesso in metropolitana.

Quando discuti i pregi di un romanzo appena uscito. Quando ci sono medici a sufficienza. Quando l’acquedotto funziona. Quando il tuo vicino viene a chiedere dello zucchero. Quando ti invitano a feste di altre religioni.

Quando puoi scegliere che giornale leggere. Quando qualche collega va in pensione. Quando bisogna uscire a fare la spesa. Quando la siepe va potata. Quando si guardano vecchie foto. Quando si decide che scuola frequentare.

Quando puoi chiedere che fine ha fatto la tale persona. Quando nessuno sparisce.

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Musei

Fanno la notte dei musei e tutto rimane acceso la notte.

Le nostre luminarie si vedono dallo spazio tutto l’anno.

Poi, una volta l’anno, si fa “M’illumino di meno” per ricordare che stiamo consumando risorse e devastando il pianeta.

Ma non vorremo mica ridurre gli introiti delle imprese turistiche, vero?

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Ci sentite?

La Terra vista dalla LunaSiamo tutti qui, in questa pallina. Siamo piccoli, siamo pochi: più piccoli di molti asteroidi, e un nulla rispetto al numero di stelle. Eppure, a guardarci qui, ci sembra di essere numerosi; tanto è limitata la nostra percezione. Non abbiamo altri orizzonti che quello del pianeta e l’altro, parimenti vicino, della nostra fine. Tutto perciò ci appare enorme: i pesi da spostare, i pericoli a cui scampare, le emozioni provate e i dolori.
Oh, i dolori! Che ci impastano la vita e la modellano. Ma li sentite, i gridi, i lamenti? Che c’escono di bocca notte e giorno. Ai più non c’è risposta e, quando c’è, è spesso un aumento di pena.

Sembra incredibile che il nostro pianetino non ne venga sbriciolato, da tutto l’agitarci per fuggire i nostri mali. Parlo dei più sofferenti; altri s’agitano a vuoto per fantasie immotivate, che non danno loro alcun vantaggio tranne, alle volte, un anticipo di morte. Di quante morti soffriamo! Le paure, le perdite di speranze deluse; e i nostri simili, spesso vittime di malattie letali che li inducono a guerreggiare fra loro e contro gli altri: una distruzione capace solo di perpetuarsi, mentre le generazioni si succedono allo sterminio.

Oh, i dolori! Tanto piccini siamo, che ognuno ci squassa. È da poco che ne facciamo urli da spedirvi, e non abbiamo neppure il coraggio di parlarne. Per paura continuiamo a raccontarci storie bellissime, raccogliamo cataloghi di meraviglie con cui alcuni si ritemprano lo spirito fingendo che sia nulla, che non veniamo quasi tutti schiacciati, gli uni dagli altri e dal destino. Trasformiamo la vita grama in simboli; tanta la fantasia da elaborare corpose mitologie. Di ogni esperienza facciamo cultura da ripeterci, finendo coll’addensare nuove difficoltà su noi, colla speranza di carpire sensi elevati alla realtà spremendo ogni possibile significato alle nostre invenzioni, come se aver detto qualcosa lo rendesse vero. Come se potessimo anche noi, detto un verbo, farne esistenza. Oh, quante mai tragedie, per avere fatto reale quanto immaginato! Sempre però con qualche guasto irrimediabile che, di un bene raggiunto, ce ne amareggiava il gusto.

E sì: vi abbiamo inviato voci, ma anche queste finte, piene dei nostri sogni, e di ciò che ne pensiamo, più che del nostro stato: riuscite a cogliere, al di sotto, tutti i nostri pianti? No? Forse perché sono le voci di alcuni apparentemente fortunati, i quali possono permettersi le migliori allegorie.
O il segnale non ha ancora fatto strada abbastanza, troppo debole per giungere ovunque sia, che venga ascoltato: siete molto grandi e la nostra mente vacilla al pensiero. O forse ancora tutto il nostro affaticarci non è che infinitesimo vibrar di un mare che ben maggiori onde conosce. Tutto il nostro divenire insignificante.

D’altronde, anche per noi è chiara la vacuità del tutto: un barbaglio di tempo e, degli strazi passati, chi serba memoria? Non si farebbe a tempo, giacché subito di nuovi si fanno e le generazioni si avvicendano alla fatica di sopportarli.
Sarebbe di consolazione, questo svanire, se non s’accompagnasse al nostro, sì che non possiamo nemmeno aspettarci un sollievo: passata la tempesta, nessuno rimane a far festa.
Così fa poco se ci sentite, dal momento che ormai non saremo e nulla ce ne verrà. Seppelliti nel tempo e nello spazio come coltri mortifere per noi, mentre l’universo continua la sua danza ribollente, di noi ignaro.

Di questo ribollire figli, in esso annichiliti, ad esso estranei, persi nel nostro poco, solleviamo un pensiero di cui non si spiega il fine, rifiutandoci al nulla, continuamente levando l’appello: ci sentite?

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Avvisi utili

Chi non si imbatte, quasi ogni giorno, in avvisi come questo?
Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, non faremo dei dati altro uso che ciò per cui li acquisiamo, e che non acquisiremo dati non necessari a tal fine.

Fanno bene a informarci. Io, se non sono informato di tutte le leggi che non violeranno, mi preoccupo. Propongo perciò di integrare gli utilissimi avvisi; qui alcuni suggerimenti.

  • Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, non vi prenderemo più soldi di quanto concordato.
  • Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, non venderemo alcolici a minorenni.
  • Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, non prenderemo a ceffoni un cliente a caso su cinque.
  • Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, non manderemo qualcuno a rubarvi la macchina mentre siete qui a fare la spesa.
  • Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, non venderemo prodotti andati a male.
  • Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, non useremo sostanze cancerogene per la vostra protesi dentale.
  • Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, useremo mattoni e non scatole di cartone per farvi la casa.

Ma forse, a pensarci bene, basterebbe che si ricordassero di questa:

  • Vi informiamo che, nel rispetto delle norme vigenti, non prolungheremo il tedio dei nostri messaggi oltre i limiti della sopportazione umana.
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Sazio di giorni

Stavolta elucubro nientemeno che sulla Bibbia! Mi si scuserà se per questi miei ragionamenti mi baso su una traduzione, con tutte le possibili imprecisioni, ma le espressioni ricalcano gli usi del parlato; quindi, siccome non sto facendo sottili analisi scritturali, può andar bene così.

Se si mangia a sazietà, non se ne desidera oltre. Si è soddisfatto il bisogno, ma anche si è gradito il cibo. Leggiamo una formula standard per dire di chi è giunto a una bella età in una vita soddisfacente: morì sazio di giorni. È detto di Abramo, Davide, Salomone, Ioiadà e Giobbe.
Quest’ultimo, però, proclamava anche un altro tipo di sazietà. Si definisce “sazio d’ignominia”, “sazio d’inquietudine” e certo questa sazietà non implica soddisfazione, ma non poterne sopportare oltre. Per sazietà si intende che la misura è colma.
Trovo che Isaia usa “sono sazio degli olocausti” intendendone il fastidio, benché si possa immaginare che non sia cessato il desiderio di olocausti che non infastidiscano. Come chi, avendo fame, si vedesse offrire cibi tanto scadenti da non poterli gradire.
Quando leggo che Nèftali è “sazio di favori”, capisco che ne ha tanti da esserne soddisfatto, ma certamente non passa il desiderio.
Abbiamo dunque il desiderio e il piacere. Ed ecco che il ragioniere in me, aiutato dalla numerazione binaria, ha fatto un bello schemino.

soddisfazionedesiderio
Giobbenono0
Isaia olocaustino1
Abramo e altrino2
Neftali3

Ora, per allargare il discorso, citerò Hemingway, che avrebbe detto “Non si dovrebbe mai desiderare troppo, perché si rischia sempre di ottenere quel che si desidera.” Pessimismo ai massimi gradi, credere che non vada bene NEMMENO quello che si desidera. Se l’avesse detto un qualche maestro zen, ci potremmo ricamare su parecchio, ma rischio di scrivere perle adatte a Facebook e me ne astengo. In questo caso, dobbiamo fare diverse valutazioni, a seconda che il desiderio sia ottenuto o meno, ma anche se si desideri o no. Mi pare che un po’ di desiderio sia considerato tutt’altro che negativamente e perciò ho immaginato che un punteggio positivo si possa, in qualche modo, ottenere. Dato il tono tutto sommato pessimista, penso meriti una classifica a parte.

soddisfazionedesiderio
Hemingway-2
Hemingwayno-1
Hemingwaynono0
HemingwaynoNI0,5

Anche Buddha insegna che il desiderio è fonte di sofferenza, addirittura non importa neppure se venga soddisfatto, ma in questo caso sarebbe perfino peggio. Niente di buono, secondo lui, in questo mondo, quindi non può esserci sazietà.

Tornando alla Bibbia, frugando trovo anche Proverbi 27,7: “gola sazia disprezza il miele”.

Nella Liturgia delle Ore, troviamo: ” A quanti cercano la verità, concedi la gioia di trovarla e il desiderio di cercarla ancora, dopo averla trovata.” il che somiglia alla soddisfazione di Neftali, a cui infine aggiungo: “La sapienza è veramente un ideale a cui si tende senza sperare di raggiungerlo” (Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, anche altri passi)

Aggiungo le ultime parti alla tabella (i numeri in fondo sono ormai solo indicativi).

soddisfazionedesiderio
Buddhax-1
Giobbenono0
Isaia olocaustino1
Abramo e altrino2
Proverbi 27,7no2
Neftali3
Liturgia3
Hadotx3

 Si noterà che l’irrilevanza del raggiungimento, nei filosofi descritti da Hadot, è ben diversa da quella di Buddha. È anche decisamente opposta la valutazione del desiderio: quest’ultimo è posto in senso completamente diverso dagli altri, causa di dolore anziché opportunità di miglioramento. Molto ci sarebbe da dire su questo: se, per esempio, anelare alla verità sia conforme a desideri mondani o compatibile con l’Illuminazione; in questo caso si potrebbe prendere la tabella, arrotolarla in modo che la riga inferiore vada sopra alla riga superiore, mandare a rotoli i punteggi e forse, in un improvviso giubilo, capire qualcosa.

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Intervista

Qui: l’intervista di NDR Servizi per gli scrittori, pubblicata sulla loro pagina di LinkedIn.

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Starship

Quand’ero un ragazzino, ebbi la febbre. Avevo un libro con racconti di fantascienza e lo lessi in quei giorni. Ecco, prova a immaginarti l’effetto di febbre e fantascienza insieme… ci sei?
Quando crebbi, scoprii il rock psichedelico. A una certa età si può essere idealisti, ottimisti, rivoluzionari, depressi, sognatori… Ecco, io ero un sognatore, mi piaceva l’idea di sogni multicolori che toccassero la mente e, attraverso questa, i sentimenti e il corpo. Che esaltassero quelli e guarissero questo. Miracoli lisergici.
La fortuna volle che non morissi di overdose; certe musiche divennero parte di una personale mitologia e, senza conoscerne bene il contesto, me ne finsi uno a piacimento. Di quella mitologia ipotizzata, mai mi descrissi i particolari, mai ne feci storie possibili e infine mai ne feci lo stile della mia vita. Sì, è capitato che apparissi un tantinello originale, ma ciò è stato compensato dal grigiore complessivo. Insomma, l’estetica “syxties” mi è scivolata addosso senza colorarmi.
Però ho sempre immaginato che un giorno, da qualche parte, avvenissero atterraggi di alieni; altrove si scoprissero magie tecnologiche, la fantascienza come la versione moderna del mito; altrove ancora si creasse una comunità tanto alternativa da non trovare altro spazio che… lo spazio. E su quell’astronave sa il cielo quante volte ho immaginato di vivere. D’altronde, erano tempi in cui la “corsa allo spazio” sembrava poter davvero essere una corsa e portarci nello spazio, non una serie di saltuari saltelli… Ma loro sono scienza, non fantascienza.

Ahimè, l’ho lasciata partire. Non ho cercato abbastanza e quando i rombanti razzi l’hanno elevata da questa palla di sterco di lombrico io non ero a bordo.
Posso soltanto biasimare me stesso. Forse.
O forse si trattava di fare una strada imprevista, arrivare a una casa strana, incontrarne un abitante… ma non mi sono mosso mai molto, fisicamente, e se di viaggio fisico parliamo, troppo scarse erano le possibilità di imbattermi in quel posto.
Quanto alla mente, non l’ho allenata a sufficienza perché desse vita a quel po’ di sostanza che mancava al sogno.
Quanto ai sentimenti, non ci ho creduto e questo, scoprii tardi, era invece un ingrediente essenziale.

Oggi ho messo in riproduzione uno dei miei dischi. Uno adattissimo a descrivere, con le sue note, il mondo che immaginavo. Non è la prima volta che mi rendo conto di un fallimento epocale: quali che fossero le idee di quelle musiche, sono state seppellite da generazioni di altre cronache, di esse immemori.
Sarà l’età, il pensionamento… oggi ho trovato insopportabile l’idea che certe cose siano svanite. Non ho trovato opportuno continuare l’ascolto. Oggi ho un’altra vita, piena di cose che meritano di esistere, intorno a me. Dovendo scegliere, non porterei all’esistenza una comunità di hippy galattici, se ciò significasse la perdita di minuscole schegge di bontà da cui sono circondato, oggi.

Mi si conceda però un lieve porcatroia, mentre vi racconto cosa mi accadde, in un tempo del mai, in un altro universo:
At first, I was iridescent / then, I became transparent / finally, I was absent.” (a circa 5′.12”)

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Perissodattili

I membri dell’ordine perissodattili si dividono in due sottordini:

Tutto preso da santa vichipedìa. (con l’accento sulla ‘i’, capre!)

Perché ogni tanto si dovrebbe studiare.

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D’altronde…

…d’altronde, “il più pulito ha la rogna”.
Secondo il dittatore russo, il suo esercito va là per rovesciare un governo nazista e salvare i russofoni. Anche noi siamo andati a esportare pace e democrazia in giro per il mondo, solo che adesso c’è più concorrenza.
Il Sud America è sempre meno appetibile, l’Asia è ormai fuori portata. L’Africa vuol vedere se russi e cinesi saranno migliori di belgi, francesi, inglesi, italiani, mmerigani… rimarranno delusi, ma sarà troppo tardi.
Sarà troppo tardi anche per noi, tagliati fuori dalla Storia, dagli affari, dal commercio e dalla produzione. Dopo la svendita, in fase avanzata, delle nostre aziende, svenderemo terreno (già cominciato), poi i monumenti, e infine dovremo recitare pantomime e cantare arie liriche ai nostri padroni, se vorremo un pezzo di pane…
Ah, no! Che distratto: non è così, abbiamo gli F35 che ci difenderanno…

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Data la guerra…

Pongo due semplici domande:

ci sono ancora ambasciate russe nell’Europa unita?

e come mai?

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