La tattica più efficace del diavolo non è quella di far credere che compiere il male sia bello, ma che compiere il bene sia inutile.

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Tutte le volte che sono passato di qua…
Tante volte con una vaga idea di storia da realizzare, di storia da completare; di avere una storia e non sempre la stessa.

Cosa ne è stato? Cosa ne ho fatto?

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Odore che purifica

Una pubblicità c’informa che l’inquinamento domestico è grave e va combattuto. Vero: le case sono ripiene di materiali sintetici che possono disperdere residui per cause meccaniche o per evaporazione, e poi ci sono spray che si depositano in giro.
Che fare? Se proprio non si riesce ad eliminare la causa acquistando ecologico, ci suggeriscono di rimediare spruzzando a nostra volta qualcosa che “faccia bene”.

C’è dunque la magica bomboletta. Bisognerebbe conoscere le complesse reazioni chimiche con cui le sostanze contenute trasformerebbero ogni mefite in balsamo, certo; ma il sospetto è che semplicemente si intenda immettere, nei previsti acquirenti, l’idea che sia sufficiente trasformare una “puzza” in “profumo” e il resto venga da sé.

Mi fa venire in mente i monatti della peste secentesca, colla maschera a becco, fatta per contenere sostanze aromatiche capaci, secondo la teoria miasmatica confutata solo nell’Ottocento, di annullare la causa presunta del contagio, cioè gli odori malsani. Con l’aggiunta che questi ‘odori’, in realtà, non si sentono affatto e sono qualcosa di ancor più subdolo; subdolo, guarda caso, come l’odierno virus, sfuggente al punto che qualcuno può negarlo.

Insomma: Illuminismo di là da venire, Rinascimento passato indarno, Alto Medioevo prossimo venturo.

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Ma che ti festeggi?

Il salvaschermo, dicono, non serve più per preservare lo schermo del pc; ciononostante, sono andato a vedere se ce ne fosse uno di argomento natalizio. La ricerca rispondeva che sì: ci sono molti salvaschermo natalizi, e cosa rappresentano? Paesaggi innevati! Premesso che sarebbero ridicoli in Australia, dove il Natale cade in estate, ma mi sa dire qualcuno che c’entra la neve? Non festeggiamo mica le temperature rigide e le strade impraticabili!
Oggi, per curiosità, sono andato a cercare salvaschermo pasquali. Perché sono un inguaribile rompiscatole e perché mi piacciono le combinazioni e le permutazioni. Ebbene: ho trovato solo conigli e uova decorate. Vabbe’, un miglioramento le uova, ma sarebbe come se un salvaschermo natalizio sciorinasse panettoni.

Possibile che nessun baciapile, nessun biascicaostie, nessun bacchettone, della cui sventurata genìa mi onoro far parte, sia capace di programmare un salvaschermo come si deve?

Ciò si somma alla stucchevole usanza di riempire le strade con musiche swing anni ’60 e cantare canzoni che celebrano, appunto, la neve e le slitte trainate da cavalli.
Meglio la ragione che mi diede un collega, gran mangiapreti, per cui in quel periodo festeggiava; aveva passato un Natale orrendo, mi pare durante il servizio militare: solo e lontano da casa.
La casa, la famiglia, il calore umano erano ciò che festeggiava, e mi sembra meglio di un pino luminescente.

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Ramanujan

Conoscevo la storia; ieri sera davano il film “L’uomo che vide l’infinito”.

Egli vedeva davvero oltre e umanamente era quasi doveroso dare le proprie scoperte al mondo. Erano inoltre visioni entusiasmanti, di quelle che si sente di dover condividere. Cercò, e trovò, qualcuno che lo accogliesse; solo, dall’altra parte dell’Impero.

In quanti modi ci si può perdere, in cerca di sé stessi o perseguendo qualcosa di meritevole?

Partì e sua moglie rimase sola. Non la vide mai più e morì lontano. Al solo scopo di dare al mondo qualche formula e diversi aneddoti.
Era forse meglio dare a sua moglie qualche giorno di letizia?

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Ondeggiando

Mi faccio un punto d’onore di non accodarmi alla massa dei commentatori alla moda, di non affrontare questioni se sono troppo trattate, aggiungendo la mia goccia di acqua calda al chiacchiericcio, ma quando è troppo, è troppo.
Si ricomincia a parlare di zone che cambiano colore a seconda dei risultati dei tamponi: quando peggiorano, si passa al colore più grave; migliorano, e la regione è promossa.

Non è necessaria esperienza di matematica, o di fisica, o di tecnologia dei materiali, o di statistica…
Si rischia di creare un moto oscillatorio, senza miglioramenti sul medio periodo. Si rischia di aumentare l’ampiezza dell’oscillazione e di provocare un tracollo del sistema.

Se, appena la percentuale si abbassa, apriamo le stalle, i bovidi, che ancora non hanno capito la necessità di stare distanziati, la faranno risalire. Altre centinaia di morti, nuove chiusure mentre i commercianti leveranno nuovamente i loro gemiti, riportati dai mezzi di deformazione con maggiore risalto dei pianti veri. Ovviamente dopo un po’ i contagi caleranno e allora si riaprirà, e via così.
Ho accennato ad alcune specializzazioni, i cui membri potrebbero descrivere le conseguenze, se solo qualche giornalaio avesse voglia di chiedere.

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Un titolo adatto

In americano il titolo del film è “What happened to Monday?”, tuttora indigesto a un popolo che non sa andare oltre i trend, le news… quindi bisognava dargli un titolo adatto.

Sette sorelle che si fingono una, in una (brutta) società del futuro.
“Sette sorelle”; sì, questo lo possono capire, e poi è anche molto pertinente; non tradisce la trama; non svela finali.

Ma non sarà meglio insistere coll’americano? L’italiano è ridotto a linguaggio della prossimità, della parlata corrente, del pettegolezzo. In bocc’agl’italian’odierni, suona sciatto com’è il loro parlar consueto, senz’altr’invenzione che la pur divertente abbondanza d’invettive. Lingua adatta a chiedere il sale, litigare, contrattare per un carico di fave.

È loro estraneo altro uso, dico a questej parlanti. Giusto la stringatezza d’un titolo sul giornale, giammai la possibilità d’una poesia, quelle cose che annoiavano alla poca scuola fatta e mai si ritennero interessanti. All’opposto, va bene per le enciclopediche esternazioni emozionali, ripetitive nella forma e nella sostanza, di cui riempire dibattiti di varia meschinità.

Manca la fulminante precisione, come si poteva gustare nel Latino, manca l’appeal,  il mainstream,  il feeling, magari anche il petting.

Massì, quattro parole mmerigane vanno benissimo; chiamiamolo Seven Sisters. Alla portata di everybody.

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Lumière

La Ville Lumière; così i parigini amano definire la loro città. E quest’anno, parbleu, hanno deciso che bisogna esagerare. Vie illuminate che il sole si vergogna; profluvio di colori che Cézanne scansati proprio.
Sì, lo riconosco; e chi non potrebbe? C’è bisogno di bellezza, perfino di esagerazione. C’è bisogno di rivendicare una qualche grandeur, fosse anche solo quella dell’anelito a godere; di ricordarsi che, se infine si vincerà il Male, lo faremo con la collaborazione imprescindibile della bellezza.

Così, dopo avere brontolato l’arcigno ideologo, il puntiglioso censore che ho dentro stava per fare retromarcia, ma non ce l’ha fatta.
Perché una critica si deve: ogni anno si fa “M’illumino di meno”, una giornata in cui le luci vengono ridotte per ricordarci, e ricordare al mondo, che le risorse bruciate non ritornano; che bisogna ridurre i consumi.
All’inverso puntualmente, per Natale, quando cioè da vari giorni abbiamo superato il limite sperabile di consumo annuale delle risorse energetiche, tutto sembra dimenticato e si pigia sull’acceleratore dello spreco.

In nome di una festa di cui sembrano pochej a ricordare il motivo.
Non c’era anno senza almeno un film che descriveva ammucchiate di parenti-serpenti e ora sembrano tutti disperati per non poter fare cenoni.
Alla televisione continuano a dirci che la gente ha paura, mentre invece tutti si lamentano di non poter girare qua e là.
Ben pasciuti critici si fingono la voce di tante persone senza guadagno, quegli stessi critici di ogni intralcio al vendere e al commerciare, chissà a chi, con quali soldi: forse dovremo, noialtri privilegiati, e qualcuno dice colpevoli, detentori di un reddito, spendere al di là d’ogni forza per sostenere gli eroi odierni, chi commercia e imprende, a costo di contagiarci tutti e immolarci alla loro divinità.

Così illuminiamo, sì.
Immaginiamoci un presepe pieno di effetti speciali, per dimenticarne l’originaria povertà.
Cerchiamo occasioni di altro stordimento, per dimenticare la pochezza a cui sono ridotte le vite fatte di apparenza.
Pensiamo alla festa, chissà quale, e non ai problemi del mondo; mentre il territorio frana, l’acqua ci travolge, la cattiveria dilaga, l’ignoranza alza la testa. Uno spettacolo simile all’orchestra sul Titanic della quale raccontarono, ma non era vero, che continuò a suonare mentre la nave affondava.
Accechiamoci di luminarie, per non vedere più nulla.

Se due fratelli, francesi anch’essi, portarono il mondo fin dentro le nostre case, usiamo quello stesso mezzo per tenercene fuori. Lasciamo che la mitologia del ventunesimo secolo ci mantenga nella pretesa schizoide di acquistare la pentola d’oro alla base di un arcobaleno che, inesistente, non può farci sperare che il diluvio stia lontano.

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Ooommm…

Sono rimasto spiacevolmente sorpreso.
Stasera, alla televisione, c’era una studentessa di medicina che non voleva esprimersi sulla scelta della specializzazione perché, ha detto, “è scaramantica”.

Ora. Già ritengo sciocco essere scaramantici, che significa “superstiziosi”; io, per esempio, a chi mi dice “in bocca al lupo” replico di dirmi “auguri”, invece. Questo nel caso non frequente di essere presto a reagire.
Ma che lo faccia chi studia medicina mi sembra sconfortante. Che è del metodo scientifico; come si può sperare che prenda decisioni sensate, nel suo lavoro, se si fa condizionare da paure arcaiche e istinti primordiali?
Non è necessario essere intelligenti o razionali per ripetere “nam myōhō renge kyō”, per stare nella posizione del loto a respirare “ommmm” o, per questo, nemmeno per inanellare avemarie. E meno male, dico io: altrimenti, non sarebbe vero che “hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti per rivelarle agli umili”. Invece è abbastanza vero da dare speranza a questi poveri umili, che di speranze se ne vedono dare poche, dalle vicende di questo mondo.
Fra le speranze di un umile, manca spesso quella di avere cure decenti; ma se lu medicu che dovrebbe curarmi ignora le basi del pensiero razionale, al punto di condizionare il proprio comportamento a delle superstizioni, allora la speranza di una cura decente svanisce anche per chi ha i soldi.
La medicina non è una serie di formule da mandare a memoria; non è un insieme di pratiche da applicare perché “sono scritte in un libro”. È vero infatti che si studia su libri, ma nessun ‘ipse dixit’ sancisce senza appello la giustezza di quello che c’è scritto.
La scienza medica è, come qualcuno ha detto in altro ambito, “un plebiscito rinnovato ogni giorno” ma non per effetto della fede se non di quella che l’universo abbia un fondamento razionale. Ogni specifico pronunciamento di questa scienza può essere messo in discussione, e ritirato, se i fatti lo impongano.

Sentire che una medica è scaramantica e come sentire un prete dichiararsi ateo, e altrettanto scandaloso.

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Sentenze

Un giudice ha ritenuto di assolvere un uomo che aveva ucciso la moglie perché, sembra, colto da travolgente gelosia.
Non ricordo le parole esatte, che hanno importanza nulla.

Primo: ogni avvocato difensore di qualcuno, condannato per omicidio, chieda la revisione del processo affinché sia valutato l’impatto dell’emozione sul gesto. Basterà che, alla prima udienza, l’avvocato faccia deporre l’accusato, il quale si lascerà andare a scenate dovute, si spiegherà, alla tuttora presente emozione provata nella circostanza dell’omicidio.
Esigo assoluzioni in abbondanza.

Secondo: esorto uomini e donne, scandalizzatej dalla sentenza, ad aggredire il giudice in questione, di fronte a testimoni e, urlando e agitandosi, lanciargli tutte le accuse che gli si possano muovere poi, richiamando la sentenza, addurla a giustificazione del fatto che stanno per riempirlo di legnate.
Mi aspetto nutrita partecipazione.

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