Giochi estivi

Passo di fianco ad alcuni dei tanti centri in cui sono meritevolmente raccolti i ragazzini: oratori, centri estivi, eventi. Stanno insieme e questo è buono; si spera che siano seguiti da gente più grande, e ciò è molto buono; magari si insegna loro qualcosa, fatto sommamente buono.
Ma… avete sentito cosa suonano, in quei luoghi di perdizione??? L’ultima scemata latina, la più recente danza da tribù di decerebrati, il nuovo rap di qualche zombi alla moda. È questo il modo di educare gli infanti?
Quando mai scopriranno che la musica può dare emozione, stimolare la fantasia, aprire panorami nuovi, raccontare altri mondi?
Se avessi figli, sarei terrorizzato dal modo in cui li stanno crescendo.

Qualcuno obietterà: stai tranquillo, il modo di scoprire cose importanti lo troveranno, senza bisogno che un adulto li consigli. Nel mio pessimismo cosmico, riesco solo a vedere la vastità dell’offerta di miraggi: quanto tempo si perde a sfrondare!

Annunci
Pubblicato in Polemiche | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Olimpiadi a Milano

Sarà che lo sport non mi appassiona, sarà che non sento lo sci di fondo come tipico metodo di trasporto dei milanesi…
O forse sarà che temo sia un passo avanti nella progressiva trasformazione di un’altra città nell’ennesima vetrina per turisti.
Tempo fa mi domandavo perché si trovassero tanti stranieri da MacDonald’s, ma sono stato anch’io fregato in un locale con prezzi per turisti da spennare e da allora un po’ li giustifico: lì, almeno, non ti spennano.
Ma l’hamburger globale e l’acchiappagonzi sono appunto due estremi di un’ambientazione turistica che non c’entra con la città vera, a meno che non sia popolata di turisti. Temo il diffondersi delle condivisioni di appartamenti, i palazzi come la Torre Galfa trasformati in alberghi, le movide.

E un’altra cosa. Abbiamo intanto assunto un onere e sarà tutto da vedere che sia ripagato: ho in mente casi analoghi in altre città. Ci saranno dati nuovi impianti sportivi, probabilmente. Vorrei che ci fossero dati più maestri ma non vorrei essere accusato di benaltrismo.
Io temo lo sport come sistema di controllo sociale, ecco.

E questo amor di patria agli eventi sportivi: da un popolo che non sembra associarlo al bisogno di compiere il proprio dovere. Io il tricolore lo espongo il 2 giugno e non dopo una partita.

Pubblicato in Cogitazioni, Polemiche | Contrassegnato , , , | 2 commenti

Mala tempora

Sono tempi brutti, se un’iniziativa di Trump finisce per sembrarmi giustificata. Ebbene, la notizia è questa: i venditori americani di scarpe si riforniscono in Cina e ora coi dazi, dicono, si rischia di pagare il doppio per i loro prodotti.
Ora, se l’aumento di prezzo è dato dal peso dei dazi, non era questo lo scopo? Scoraggiare gli americani, ditte e privati, a comprare cinese; si cercheranno altri produttori: chissà mai che i ciabattini italiani non riescano a vendere meglio il prodotto, visto che è rinomato e ora il divario di prezzo si abbasserà. Sicuramente poi esistono altri Paesi che possano vendere scarpe a poco prezzo: c’è pieno di proletari sottopagati, in giro. Quindi il problema sarà solo transitorio, tanto più se si utilizzeranno i guadagni dei dazi per sostenere le aziende che producono americano e non quelle che comprano cinese.

Io non sono convinto che Trump lo faccia per ciò che mi accingo a dire, ma un dazio lo imporrei anche io, anzi due, e ora te li spiego.
Partiamo dall’esempio delle aziende che delocalizzano, cioè chiudono in Italia e aprono in un Paese dove il lavoro costa meno, o dove è più facile gestire una ditta.
Sulla facilità: possibile che con tutte le manifestazioni di industriali e commercianti, con tutti gli incontri di politici con quelli, non si parli mai dei possibili snellimenti amministrativi? Che si parli solo di più soldi da ricevere e meno tasse da pagare? Ci si lamenta di tante cose, ma alla fine nessuna proposta?

Sul lavoro che costa: ecco, qui “mi parte l’embolo”, come sento dire spesso: cioè mi infurio. Se non si riesce a impedire che un’azienda lasci a spasso i dipendenti per aprire altrove, per esempio in Polonia, sindacati e governo insieme, indipendentemente dall’orientamento politico di questo, dovrebbero adoperarsi affinché dei prodotti di quella ditta non entrasse in Italia nemmeno più una vite.
Certo è difficile: un conto è impedire l’ingresso di lavatrici da un Paese specifico, un altro se le lavatrici sono prodotte in Polonia per una ditta tedesca che le fornisce a un commerciante rumeno. Se il rumeno manda qui 100 lavatrici, di cui alcune prodotte in quella fabbrica polacca ma altre prodotte in fabbriche diverse che erano già aperte, e altre prodotte in Cina, Spagna e Honduras, allora credo proprio che non ce la possiamo fare. Se si tratta di componenti elettronici, vai a sapere quanti prodotti arrivano dai quattro angoli del pianeta, con quei componenti dentro.
Invece, gordianamente chiudere alle importazioni da un Paese perché si è preso qualche nostra produzione, sarebbe più facile concettualmente, ma non pratico. Lo dico perché l’Italia è in una rete che si chiama Unione Europea e certe azioni vanno discusse anche a quel livello.

Vabbe’, rinvio l’imposizione del primo dazio e propongo il secondo.
Si torna alla Cina e ai prezzi bassi, nonché a tutti gli altri prezzi bassi contro cui si adoperano le organizzazioni per il Commercio Equo e Solidale. Se posso scegliere fra la merce A che mi arriva scontata da un paese in cui vige lo schiavismo, e una merce B che costa di più perché (ma qui si lavora di fantasia…) la produzione è rispettosa dell’ambiente, i prodotti sono controllati e chi lavora ha paghe decenti e garanzie, quali troverò sulle bancarelle del mercato?
Ora, per la difesa dell’ambiente, per la qualità offerta a chi compra e per scoraggiare lo schiavismo, uno Stato potrebbe pensare di applicare dei correttivi affinché la merce A diventasse meno appetibile. Altrimenti anche chi lavora qui potrebbe essere spinto a rinunciare via via a tutele e vantaggi, per non chiudere per la troppa concorrenza. Il correttivo potrebbe essere il già ipotizzato dazio su A per un contributo a B.
Ci sono un po’ gli stessi problemi detti sopra, sia per la tracciabilità delle merci che per le relazioni internazionali.

Questi problemi, dicevo, sono la difficoltà di conoscere la provenienza di un bene e la necessaria contrattazione coll’estero.
Ci sono però dei campi in cui li si affronta con successo, per esempio il campo alimentare. Sempre più prodotti recano l’indicazione di provenienza o dati della filiera. I nostri governi, qualche volta, si adoperano per il riconoscimento dei prodotti di qualità; le etichette devono spesso fornire dati sulla provenienza.
Anche in Italia dovrebbe cambiare qualcosa, stando a un servizio tv in cui si elencavano i prodotti a marchio italiano che erano fatti altrove, da schiavi messi a rischio di salute. Se i prezzi alti di certe firme, ora, vanno alla proprietà del marchio al netto di basso costo di produzione, l’aumento di questo costo dovrebbe essere assorbito dal guadagno. Non mi strapperò i capelli, pensando che gli amministratori di marchi prestigiosi siano costretti a rinviare l’acquisto di una macchina nuova; piuttosto bisogna sperare che la macchina non sia comprata a scapito dei reinvestimenti.

In definitiva, un controllo informativo sui movimenti delle merci potrebbe fornire strumenti ai governi; il dubbio è se questo strumento andrà, com’è implicito nei miei ragionamenti, a migliorare la qualità dei prodotti offerti alla popolazione. Ma insomma, non sono mica un economista perciò, ora che mi hai letto, cerca di aggiungere un passo.

Pubblicato in Cogitazioni | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Miracoli

Una volta, sembrava che i miracoli fossero concessi dal Cielo. Se una bimba era malata, si pregava. Anche conoscendo la cura, la preghiera è stata spesso sentita come una componente necessaria.
Oggi i miracoli sono concessi da altri; il Cielo è oscurato.
Perché una bimba sia guarita da palatoschisi, che serve? Un’operazione, e per questo confidiamo nella bontà del chirurgo; se la bimba è straniera? Speriamo che il visto sia concesso; ma se la bimba vive in Afghanistan? Ecco: allora serve il miracolo. Così almeno mi scrive il chirurgo, ben al corrente dei movimenti internazionali.
E se la bimba ha una sorella di due anni? Che si rassegni: non vedrà la mamma per diversi mesi. Ma sì, non è certo la sofferenza peggiore per una bimba di laggiù, con tutti i soldati che ci sono andati e il sangue versato e i soldi buttati. Ci si mobilita di più per i cagnolini abbandonati… una bimba afghana, di due anni, senza mamma… che sarà mai?

Stiamo appunto svolgendo le pratiche per il ricovero e l’intervento su una bimba di otto mesi, si tratta di raccogliere i fondi, trovare l’ospedale, organizzare il viaggio e le cure. Tutto ciò è in fase avanzata. Manca il visto, come spesso capita: è un miracolo se ti accolgono in ambasciata; è un miracolo se te lo concedono.
Negli ultimi tempi siamo stati interessati presso le ambasciate italiane di tre Paesi: un visto per esami medici (il paziente ha fatto in tempo a morire), una pratica di ricongiungimento familiare (due anni e parecchi viaggi e spese), una per una richiesta d’asilo (nemmeno presa in considerazione), una per visto commerciale (rifiutato).

Figuriamoci se la sicurezza nazionale può essere messa a rischio concedendo a ben tre persone, una donna e due bimbe, di penetrare nei nostri confini! E poi arriverebbero con un volo regolare, non si ha nemmeno la speranza che anneghino in mare…

Pubblicato in Polemiche | Contrassegnato , | 1 commento

Xenartri

Grazie alla mia curiosità, sono andato a cercare parole che usassero la “X”; grazie al mio dizionario, ne ho trovate parecchie; ho guardato il significato di “xenartri” e ho scoperto che è un sottordine di mammiferi di cui fanno parte formichieri, pangolini e, udite udite, BRADIPI!

Ebbene sì, il bradipo non è parente delle scimmie ma dei formichieri. Grazie a sant’internet, mi sono sprofondato in nomi, immagini, definizioni che sto già cominciando a dimenticare.

Se ricordassi tutte le cose che ho letto, visto, cercato di imparare, di mestiere potrei fare l’enciclopedia. Disgraziatamente, mi sfugge tutto come sabbia fra le mani e restano i granellini. Insieme a questi, però, rimangono la soddisfazione, la gratitudine per tutte le cose interessanti fatte e viste.

Pubblicato in Fenomenologia di me, Memorabilia | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La china è vicina

Vogliono fare accordi bilaterali con la Cina. Chissà se in quegli accordi si prevedono clausole che impediscano di invadere l’Italia con prodotti contraffatti, o che violano le nostre leggi. E figurati se si dirà qualcosa sulle condizioni di lavoro e le retribuzioni dei cinesi. Ma no, chiuderanno tutte le ditte italiane, a causa dell’incomprensibile testardaggine di dipendenti che pretendono cose inaudite come la malattia, le ferie (per di più pagate) e sicurezza sul lavoro.
Ricordo, a chi non lo ricorda, la famosa foto di Gandhi che filava: il Regno Unito aveva inondato l’India di prodotti a basso prezzo che avevano costretto alla chiusura le piccole, troppo piccole, imprese familiari indiane. Serviva uno sforzo, morale prima che economico, per contrastare il potente invasore.
Qualcuno crede di riempire un Paese di quasi due miliardi di persone col lavoro di una ventina di milioni scarsi, ormai in gran parte occupati in servizi che ai cinesi non servono; mi viene da ridere.
Quando tutte le aziende saranno chiuse, o vendute ai cinesi, chi vorrà lavorare dovrà accettare qualsiasi condizione. Peccato per i cosiddetti imprenditori di qui, i quali non guadagneranno niente, se non diventare servitori di basso livello del Celeste Impero.
In tutto questo, il silenzio di opposizioni e sindacati.

Pubblicato in Polemiche | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Sfioraresfiorire

Sono passato di fianco a molte cose.
Tutta qui è la mia esperienza.

Pubblicato in Fenomenologia di me | Contrassegnato , | Lascia un commento

Panini e pesciolini

La storia è nota: Gesù ammaestrava le folle, a un certo punto i discepoli gli dissero di congedarle, ché andassero a mangiare. Gesù ribatté: ‘datene loro voi stessi’. I discepoli obiettarono: ‘sì, qui ci sono cinque pani e due pesci, come si fa?’ ma Gesù li incarica: fateli sedere e distribuite. Alla fine tutti furono saziati.

Non è nemmeno necessario credere che la storia sia vera; la morale è: se vuoi che una cosa sia fatta, tu comincia a farla.

Per questo, senza avere la minima preparazione, ed essendo mia moglie ed io alquanto sprovveduti, abbiamo cominciato a raccogliere fondi per alcuni nostri amici afghani e i casi sono descritti in una pagina su Facebook.
Abbiamo anche poche idee sul modo di diffondere la notizia e la notizia è questa: bisogna che qualche migliaio di persone versi un euro, o che alcune centinaia versino dieci euro, o che qualcuno versi qualcosa in più, affinché due bambini e un ragazzo possano avere le cure necessarie.

Noi abbiamo messo cinque pani e due pesci, sperando che altri faccia il miracolo e, sia detto con tutto il materialismo di cui un cattolico è capace: il miracolo lo fanno gli esseri umani o non lo fa nessuno.

Pubblicato in Cogitazioni | Lascia un commento

Hanno chiuso

Una delle affermazioni nemmeno tanto implicite a sostegno della politica americana dopo l’11 settembre era che “non avevamo scelta”: il nemico era così e così, la situazione era questa e quella, dovevamo fare per forza tale e talaltro.
Naturalmente, ci sarebbero state alternative, ma quando gli USA fanno qualcosa sono molti i governi e le persone che si precipitano a dare una mano, qualcuno anche in buona fede.
In questo modo si è solo ottenuto di ridurre il potenziale veramente alternativo dell’Occidente alla sfide dell’estremismo, gli si è anzi dato alimento.

Oggi sento commenti di chi è andato a votare per le primarie del PD e trovo lo stesso atteggiamento: il nemico è “là” e allora tutto ciò che è “qua” va bene; “qua” c’è il PD; quindi bisogna sostenerlo.

È una strategia di cui trovo traccia in molte circostanze e che mi ricorda libri distopici ben più colmi di considerazioni pessimistiche; in ordine di significatività, e per rimanere il tipo dalla scarsa originalità che sono: Orwell, Huxley, Dick.

Questa è un’altra ragione per convincermi che, con me, il PD ha chiuso, non fosse bastato Renzi o lo scandaloso ritardo fra un tracollo elettorale e una parodia di contromisure.

Pubblicato in Polemiche | Contrassegnato , , , | 1 commento

Marco 2,13-17

Esercitare il senso critico sembra diventato sport nazionale. Sembrano *quasi* tutti impegnati più a criticare altri che a dire la propria. Non stupisce che i pochi a dire qualcosa abbiano successo nonostante, e forse grazie a, molti che quelle azioni criticano: con ironia, acredine, qualche volta con acume.
Mi è toccato sorbirmi vent’anni di battute su Berlusconi e altrettanti me ne aspetto su altri.
Purtroppo, ci sono personaggi così indifendibili che è come sparare alle Croce Rossa. Facile perciò trovarsi d’accordo nel dare addosso, dal momento che certe battute o invettive pescano dal repertorio degli atti più strampalati. Meno ne ho sentite di documentate, su fatti complessi, perché a dire una cosa intelligente di solito servono più parole che per dire una bestialità.
Così tanti, a prezzo modico, si sentono intelligenti per concordare su critiche a questo o quello: un po’ come quando io mi compiaccio per avere risolto un sudoku di tipo facile. Ben altro impegno è richiesto per quelli difficili, e la soddisfazione non sfoga in una risata.

Però chi fa discorsi *in attivo* alla fine convince più di chi reagisce “in passivo”. Si gioca di retroguardia, ci si affanna a seguire chi invece dovrebbe essere superato con la superiorità delle proprie idee. Così Berlusconi ha avuto gioco facile e ora lo hanno altri.

Il Parlamento si chiama così perché dovrebbe essere il luogo in cui opinioni diverse si *incontrano* per giungere al massimo accordo possibile, mentre uno *scontro* politico è chiaramente un fatto critico. È antidemocratico, quindi, chiunque rifiuti il dialogo, tranne il fatto che certe posizioni consistono proprio nel rifiutare dialoghi e con queste, ovviamente, non si può dialogare.

Però, però… non c’è solo il modello parlamentare.
Stasera il nostro don Matteo, commentando l’episodio di Gesù che chiama il gabelliere Levi, parlava di quella frase, “sono venuto a chiamare i malati”, spiegando che quell’individuo (anch’egli) indifendibile, che faceva sentir giusti per il solo fatto di disprezzarlo senza bisogno di acume e sottigliezze – una giustizia a buon mercato tanto più perché non chiamata a proporre alternative – era un malato a cui andava somministrata una cura. Sì, lo so, a certi personaggi si vorrebbe dare una cura di bastonate e in effetti, se lo scopo è purgare di un male il corpo sociale, estirparlo equivarrebbe a soppressione. Ma supponiamo che tu abbia un’infezione alla gamba: prima di fartela tagliare le proveresti tutte.

Estirpare a priori ha un nome: guerra civile. Nessuno che abbia a cuore il proprio Paese si sognerebbe di proporre una cura simile senza avere fatto ogni altro tentativo.
Fermo restando che qualche testa proprio non sarà possibile drizzarla, è anche vero che un corpo sano può ospitare senza conseguenze una quantità moderata di tossine.

È dunque con spirito evangelico che rivolgerei, a me in primis e poi a tutti gli amici, solleciti nell’informare e commentare, e infine agli italiani tutti, di dedicarsi all’attività tanto difficile quanto fondamentale per la democrazia che è il dibattito, fatto con lo stesso atteggiamento di chi somministra una medicina. Questo permetterà di ricostruire un tessuto sociale lacerato in conventicole e anatemi incrociati, ma soprattutto permetterà alle nostre opinioni di crescere in profondità e dettaglio e a noi stessi di uscire da quella gabbia di vetro a cui si condanna chi rifiuti incontri con la diversità. Sia mai che qualcuno scopra così che sia opportuno cambiare le proprie.

Pubblicato in Cogitazioni | Contrassegnato , , | 1 commento