Cose di casa 1 di 3

Un’interessante considerazione sentita tempo fa: telelavoro e scuola a distanza modificano il concetto di “casa”. Questa non è il non-lavoro o la non-scuola, perché scuola e lavoro ormai condividono lo stesso spazio di matrimonio, figli, genitori, riposo, passatempo. Mancano ancora amichej e fidanzatej, ma chissà, un domani…
Per quanto riguarda il lavoro, ho visto colleghej, e me stesso qualche volta, ritrovarsi in servizio permanente effettivo; vuoi perché qualche capo si ritiene in diritto di chiamare a qualunque ora di qualunque giorno, vuoi perché il tarlo di quel lavoro non concluso rimane a reclamare attenzione. Non si esce più dall’ufficio, non si timbra cartellino. Ecco: una rivendicazione sindacale potrebbe essere di chiedere una qualche forma di accesso, al server aziendale, che comprendesse l’attivazione del conteggio orario. Allora sì che vedremmo quanti straordinari stiamo facendo! Purtroppo, sarebbe più facile collegarsi e andare a far compere: i furbetti del modem.
A parte questo, cambia chiaramente il modo di vivere gli spazi, che restano miei, ma di un mio che ingloba più elementi di prima. Non è il primo caso: radio e televisione hanno portato nella casa notizie e spettacoli; per chi poteva andarselej a procurare fuori e anche per chi non avrebbe potuto.
E poi l’internet. I leoni da tastiera sono un esempio lampante di come la rete sia per loro un oggetto di privata fruizione, elemento domestico; essi non riescono a capire la differenza fra il pubblico e il privato e si esprimono in una piazza, grande tendenzialmente come il mondo intero, al modo in cui abitualmente ci si esprime a quattr’occhi.

Indipendentemente, però, dalla consapevolezza, il cambiamento c’è, non tanto nel senso di una casa che ingloba elementi esterni, quanto nell’assottigliarsi dei muri che la delimitano, nell’aumentata permeabilità. Una bimba esprime a voce il desiderio di un giocattolo e un televisore, evidentemente non abbastanza smart, inoltra un ordine; qualcuno esprime un parere privato su altre persone, e il giorno dopo tutti ricevono l’audio; azioni compiute in casa propria sono viste ovunque. Alcuni dei leoni citati hanno scoperto le conseguenze legali di certi atti.
Il privato diventa sempre meno distinguibile dal pubblico o si ritira nello spazio, sempre più angusto, del pensiero. Dico ‘angusto’ perché l’invadenza dell’esterno rischia di annullare, o quantomeno nascondere, un sé riconoscibile.

La casa smette di esistere; anziché allargarsi, cessa di essere un luogo distinguibile: si mangia ovunque, si lavora ovunque, ovunque si intrattengono relazioni.
Rimangono alcune funzioni corporali, con riti e abitudini altrove (al momento) non praticabili.
Resta un luogo adatto a incontri privati.
Resta il luogo da cui, in gioventù, si fugge proprio per ampliare il sé in crescita(1).
C’è ancora il deposito di oggetti personali non fungibili.
E infine, un contatto video non supplisce (al momento) a tutte le possibilità di un contatto fisico.

Tutto ciò sta avvenendo ancora in parte; la connessione totale non è vicina e stiamo parlando di un fenomeno allo stato embrionale, quindi non abbiamo idea di come svilupperà.

———

(1) Almeno per chi non è affetto da hikikomori; in quel caso, l’identificazione del sé col proprio ambiente, e la riduzione di questo a quello, sono totali.^

Informazioni su ribaldi

Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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