Whisky

Mia mamma era brava, a risolvere i rebus.

Io, invece, ho sempre avuto bisogno di un segno dal cielo, a dirmi se la strada era quella giusta. E pure così, per mia vergogna, devo confessare di non averle seguite sempre.

Basta un whisky, non c’è bisogno di atahuaska o di un qualche peyote per capire le cose.

Il problema mio, non è capire. Il problema, mio e tuo che leggi, è farlo sapere. Se la mia comprensione resta qui, in un angolo di fenomenologia, certo sarà interessante per gli spiriti, quando verranno a contemplare tutte le innumeri vite; ma a che servirà una postuma spiegazione? Solo a capire le ragioni della propria condanna; quel che non s’era capito, e si sarebbe dovuto, per non ridurre una vita intera, “un intero universo”, a ordinario fraintendimento; a conferma della punizione di Adamo, che in fondo non fu che semplice constatazione di logica conseguenza.

Per lasciare, in questo frutto del desiderio divino, traccia di un suo inemendabile errore?

E, sapendomi fango casualmente organizzato, vergognoso mi arretro, l’effetto alcolico svanito, chiedendo scusa alla divinità.

Oh, mamma. M’avessi trasmesso un po’ più di rebus e un po’ meno di moleste percezioni! Ora darei la soluzione, se voce bastasse a dirla, invece di bestemmiar quesiti.

Informazioni su ribaldi

Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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