Italianità

Adriano Olivetti
Rosanna Vaudetti
Hugo Pratt
“Carmencita, ormai sei mia; chiudi il gas e vieni via”
Lucio Battisti
Ettore Sottsass
Andy Warhol
Il crollo del Muro
Gio Ponti
Il Vietnam
G8 di Genova
Italicus piazza Fontana Brescia eccetera
L’interruttore rompitratta
Portella della Ginestra
Alessandro Manzoni
Bava Beccaris
I fratelli Cervi
Gabriele D’Annunzio
Gli Emigranti di Edmondo De Amicis
Sant’Anna di Stazzema
L’Infinito di Giacomo Leopardi
La Divina Commedia di quello là… come si chiama…

Queste, cercando di non scadere troppo nel nazionalpopolare ma neanche rifuggendolo, sono possibili voci di un’enciclopedia di italianità; non so se ne esistano, in quel caso saranno sicuramente meglio fornite e senz’altro immense. Ci sono molte voci estere e si potrà obiettare che non rappresentano l’italianità; certo però ne sono state la Storia, almeno per molti [e mi scuso se non sono abbastanza inclusivo], oppure ne hanno stimolato il confronto.
Mancano monumenti e luoghi celebri.
Mancano le associazioni, i partiti, i volontari.

Se “Italia” è ben di più di un’espressione geografica, lo si deve alla cultura prima che agli italiani, “perché non siam popolo, perché siam divisi” e male è venuto, talvolta, da chi l’ha unito sotto inni e parole d’ordine fallaci.
Ma quante di queste voci si possono definire patrimonio comune? Io certo non saprei, così su quattro ruote, dar conto adeguato di questi nomi. E di che italiani si parla, nelle “iura” di volta in volta proposte?
Le integrazioni vagheggiate, e che spesso si realizzano, trovano l’ostacolo di reciproche impermeabilità. Ma il maggior problema è che si punti al ribasso. Con una scuola che, spesso, riesce giusto a tenerli insieme qualche ora e parlar loro dei Fenici; con una società frammentata e complessa, tesa a farli lavorare e poco altro; con una propaganda martellante di banalità volta a orientare mode e spillar quattrini…
Ci sono millemila iniziative culturali dal basso o poco più su; sembra mancare un motore diffuso che le raduni sotto un denominatore comune, un’esplicita agenda politica in materia.
Come se una politica avesse senso, senza una cultura.
E comunque i valori proposti attengono al vivere civile e ai rapporti umani: cosa buona e giusta, che però non comprende molte delle voci esposte. Cosa non dissimile si può fare in ogni paese, con ogni lingua, attingendo a qualsiasi tradizione.
Se dall’attuale serie di rivolgimenti sopravvivrà qualcosa che sia italiano, avrà connotati diversi da quelli, confusi contraddittori e multiformi, di oggi. Ci sarà una lingua di uso comune chissà quanto diversa. E ci sarà un nazionalpopolare nuovo, ignaro di molti nomi tutt’oggi ripresi saltuariamente.
E chissà quanto diverso sarà, se ci sarà, un elenco steso all’impronta da un ignorante.

Informazioni su ribaldi

Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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2 risposte a Italianità

  1. Miriam Bonazzoli ha detto:

    ma prendiamo l’Infinito di Leopardi! se riuscissimo ad avere il desiderio di questo poeta di trovare “la Donna”, colei che è più di quella che appare, Altro e lo sapessimo comunicare come la cosa più bella, non ci servirebbero neanche le soluzioni di subcultura che ora ci stanno propinando. Ma dipende da noi adulti e quà…patapafffff!!!! caduta. Certo, non tutti, per carità
    Bello questo articolo, son quasi riuscita a capirlo fino in fondo!!!! buone vacanze

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