Patrioti

Io ho in uggia la retorica (a parte la mia…), e in particolare la retorica nello sport, altro fenomeno di massa alle cui manifestazioni odierne De Coubertin, credo, si rivolta nella tomba e io mi sento ribollire le budella. Anni fa, in occasione di non ricordo quale coppa, acquistai un Tricolore che da allora espongo alle feste nazionali, in personale polemica con chi si sovvien dell’amor di Patria solo se italiani vincono qualcosa.

Un altro esempio di orgoglio nazionale fuori posto è nei tricolori postati oggidì su Facebook, negli argomenti avanzati, come se ci fossero ragioni personali di fierezza per chi sta curando i malati e per chi porta avanti i pezzi ancora aperti della baracca. E allora dico subito come la penso.
Il mio orgoglio nazionale non sfrutta le altrui ragioni di vanto se non come un’esortazione a fare bene quel che posso: gli eroi del lavoro mi stimolano a lavorare bene; gli eroi della libertà, a non dare via il mio corpo, il mio cervello o la mia anima; gli eroi della scienza, almeno a imparare qualcosa; gli eroi dell’arte, a coltivare il bello.
Ricordiamoci delle nostre dichiarazioni patriottiche, mentre lavoriamo o scegliamo i nostri passatempi.

Quando espongo il Tricolore, penso che ci debba ricordare principalmente di quello che dobbiamo noi al Paese, a cui non penso come a un’entità astratta fatta di slogan, ma come a una comunità di persone reali alle quali dobbiamo sostegno e collaborazione, indipendentemente dalla loro simpatia, ma proprio perché fanno parte di essa.
Non è patriottico guardare in cagnesco i connazionali; non lo è frodare.
È patriottico finanziare lo Stato Sociale, e i fatti contemporanei lo dimostrano: se sono encomiabili medici e infermieri, lo saranno i governi che miglioreranno le città e le campagne, la sanità e l’istruzione, la ricerca e il territorio.
Ricordiamoci dei tricolori esposti, degli inni cantati, quando andremo a votare.

Non trovo, però, che gli esempi ammirevoli vengano solo da gente colla mia nazionalità o, peggio, nata dalle mie parti. Pasteur e Curie non erano italiani, ma ogni italiano decente deve vivere il loro contributo come stimolo a far bene per il Paese.
Come non è salutare, per una persona, chiudersi in casa e rifiutare il confronto coi propri simili, così non è patriottico chiudere le frontiere della propria mente ai contributi internazionali.
Imbastire i rapporti coll’estero in termini di contrapposizione, è come quelle persone acide sempre pronte a reclamare. Una persona civile affronta anche i conflitti in maniera costruttiva, e non a suon di minacce e ripicche, anche quando affronta l’inciviltà altrui.
Quindi non è patriottico fare, del giusto vanto nazionale, un argomento contro chi ha vanti simili, come non è sano di mente impostare le proprie relazioni personali solo sulla competizione. Ci sono quelli che dicono: “io sono per la gentilezza, ma purtroppo… ma di questi tempi…”: tutte scuse per giustificare la propria inciviltà.
Ciò vale per i singoli, per le associazioni, le aziende e i partiti. Ricordiamo anche questo, quando andremo a votare.

Non ci vuole un genio per capire che, insieme a tante belle persone, alcune proprio accanto a me, si può trovare una fauna meno pregiata. Violenza, disonestà e ignoranza sono manifestate senza pudore né consapevolezza, spesso pure esaltate colla scusa di “divertirsi” o propagandate allo scopo ufficiale di “informare”. Ma, per quanto detto, non è patriottico. Ricordiamocene, quando accendiamo il televisore.

Informazioni su ribaldi

Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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2 risposte a Patrioti

  1. Pingback: Merde! | riccardobaldinotti

  2. Stefano ha detto:

    Si spero proprio che il discorso di “prim gnu alter” si infranga contro questa evidenza.

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