Quante più cose sai…

Do un’occhiata distratta: l’estuario di uno dei fiumiciattoli che attraversano Rapallo, quello che sbuca presso il castello. Anche mio fratello guarda e dice: “C’è un’anatra sugli scogli”. Io rispondo: “Ah, già, vicino alla barca!”, “Cavoli, non l’avevo vista; dicevo quella dove c’è quel sasso… ma è un’anatra anche quella!” “Sono tre, ce n’è un’altra quasi nell’acqua…”.
Alla fine le anatre erano sette, di vari colori, in varie pose. Due ciecati come noi avevano un simpatico ricordo in comune.

Io sapevo cos’erano un accordo di tonica e un accordo di dominante. Sapevo anche di molti brani in due parti, la prima cominciava alla tonica e finiva alla dominante; la seconda partiva dalla dominante e finiva alla tonica. Avevo anche sentito molta musica prima di quel momento: mi avevano insegnato anni prima a riconoscere le note; Isacco mi aveva insegnato a intonare le note che leggevo; avevamo provato a riconoscere le tonalità per cui passava una melodia… ed ecco la meraviglia: quel brano, il cui suono mi era familiare perché seguiva uno schema che **le mie orecchie** conoscevano, era costruito secondo uno schema altrettanto noto ma solo teoricamente!
C’è pieno di gente che crede di aver inventato chissà che, ma è solo la ripetizione di cose già fatte, magari secoli prima, e c’è pieno di gente che stima degli scipiti musicanti per canzoncine senza alcuna originalità.
Abituare le proprie orecchie, magari sforzandole un po’, le aiuta a riconoscere molte cose. Si chiama esperienza. Qualunque cosa umana richiede esperienza per essere apprezzata. Non si possono apprezzare musiche, poesie, racconti, abiti, cibi, istantaneamente: certo io amerò sempre una buona pastasciutta o la liquirizia pura, ma devo avere provato diversi tipi di caffè o di cioccolato per dirne qualcosa; dovrò essere accompagnato nella scoperta di molti vini…
Così gli stessi esseri umani. Finché hai mamma e papà, fratello e sorella, due compagni di scuola, puoi dire di conoscere gli esseri umani? O non dovrai prima esserne stato sorpreso più volte, e deluso, entusiasmato, incuriosito, infastidito, prima di poter dare un parere?
Qualunque imbecille è capace di dare opinioni, ma quelle credibili sono accompagnate da motivazioni. Non glie ne frega a nessuno delle tue emozioni e men che meno ce ne dovrebbe importare di qualcuno che propone arte, letteratura, cultura in genere. Beethoven o Michelangelo non sono grandi perché provavano grandi emozioni (sebbene sicuramente ne provassero), ma perché hanno fatto cose capaci di farle provare a me.
E non emozioni qualsiasi ma emozioni **di qualità** per un’opera di qualità.
Un essere umano è fatto di mille parti e la sua mente spazia fra infiniti pensieri, ragionamenti, stati d’animo, sentimenti.
Non possiamo accontentarci di cose facili. La realtà è complessa, sfuggente, profondamente strutturata; una cosa assomiglia a tante altre, per chi usa gli occhi della mente. Se non uso quegli occhi offendo il creatore che me li ha dati, offendo la natura che mi si mostra, offendo tutte le persone che hanno devoluto la loro intelligenza per mostrarmela o spiegarmela. Offendo me stesso, una “macchina per capire” dalle proprietà uniche. Come se usassi un tir per andare a comprare le sigarette.
C’è sempre un sasso pronto a trasformarsi in anatra; io e mio fratello ancora sospettiamo di non averle viste tutte, quel pomeriggio.

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Uno che evidentemente ha ancora tempo libero...
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